Belaiar

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Descrizione

Ho raccolto in questo libro i diari di bordo scritti nelle 4 crociere fatte dal 2014 al 2018 in Grecia, Argentina, Messico e nella traversata Atlantica. Dopo la pensione ho cominciato a scrivere il diario dei miei viaggi in barca a vela per raccontate alla mia famiglia dove ero e cosa stavo facendo. Ho scoperto nel tempo che durante la navigazione, nei tempi di attesa, la sera all’ancora o nei porti era diventata un’abitudine fissare i ricordi e i pensieri della giornata. Mi è sempre piaciuto viaggiare e la passione per la vela mi ha dato l’occasione di farlo a contatto con il mare e la natura.
Ho sempre indagato sulle mie motivazioni al viaggiare, all’intrapresa, alla ricerca del nuovo e del diverso. L’irrequietezza del pensiero si è sempre abbinato ad un desiderio di muovermi con la mente, leggendo, e a un desiderio di muovere il corpo attraverso i viaggi reali. Che sia virtuale o reale l’importante per me era non sostare, non perdere neanche un minuto della mia vita.
Sono nato guardando dall’alto il mare della Sardegna che vede per prima il sorgere del sole. Questo luogo ha lasciato tracce indelebili; il profumo della macchia mediterranea, del lentischio, del mirto e dell’elicriso mi arrivavano senza mediazione di una terra che non vedeva il mare. Tutta la Sardegna è così; in ogni luogo il mare è percepito dal vento che si raccoglie intorno alla terra e si spinge all’interno insieme al rumore delle onde che si infrangono sulla riva e la rende un’isola di estrema solitudine. Per questo mi piace la barca a vela, che come isola sperduta viaggia per il mondo con la sola compagnia del silenzio del mare incombente.
Solo gli odori della terra bagnata che giungono alla barca, dalla terra non in vista, ti ricordano quello che hai cercato di riprodurre navigando per il mondo. Partendo dalla tua isola cercavi di ritrovare l’isolamento e il tutto, la separazione e l’unione, un’isola nell’isola; il viaggio come mezzo per tornare alla tua terra.
Terra che non avevi mai lasciato, che avevi portato con te anche nelle calette isolate, all’ancora, quando la mattina ti affacciavi, sospeso nell’acqua trasparente, con il mare calmo non ancora increspato dal vento mattutino, generato dalle ombre della notte riscaldate dal sole nascente. Ci sono una serie di fili invisibili che collegano quella barca e quell’isola all’universo; sono buoni libri e buona musica che tengono i contatti con la complessità e la numerosità degli eventi umani.
Seguendo questo impulso ho navigato per 33.153 miglia nautiche, che sono circa un giro e mezzo del giro del mondo a vela lungo l’equatore (21.638,8 miglia nautiche). Zigzagando in realtà al 2021 sono arrivato ai Caraibi con la mia barca, anche se ho navigato in pacifico con un mio amico, ma solo lungo costa verso il Messico dal canale di Panama. Devo ancora attraversarlo l’oceano Pacifico e anche quello Indiano. Spero di avere tempo per poterlo fare.

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