
Premessa
Per comprendere se gli Sherden o Shardana debbano essere identificati con i Sardi oppure con un gruppo proveniente dall’Anatolia o, più in generale, dal Mediterraneo orientale, può essere utile prendere in esame un indizio singolare ma non irrilevante: il modo in cui gli Egizi registrarono i caduti della guerra libica di Merenptah, soprattutto nella Grande Iscrizione di Karnak.[1] L’affermazione può apparire, a prima vista, forzata o persino provocatoria; tuttavia essa trova una propria legittimità nel fatto che il testo egizio distingue i nemici uccisi anche in base al tipo di “trofeo anatomico” asportato e contabilizzato.[2]
Questa linea di indagine conduce a una lettura più attenta delle iscrizioni egizie relative alla campagna libica, in particolare dei prospetti di caduti, prigionieri e spoglie conservati a Karnak e, in forma più abbreviata e frammentaria, ad Athribis.[3] Il tema non consente conclusioni definitive, ma permette almeno di formulare in modo più rigoroso una domanda specifica: gli Sherden erano considerati dagli Egizi tra i popoli circoncisi oppure no? Da tale interrogativo, infatti, dipende la possibilità di usare il dato anatomico come indizio culturale e storico.
1. La logica del conteggio dei caduti nella Grande Iscrizione di Karnak
La sezione della Grande Iscrizione di Karnak dedicata al bilancio della vittoria distingue chiaramente i Libici dai loro alleati. Per i Libici uccisi vengono conteggiati i genitali asportati, mentre per altri gruppi vengono conteggiate le mani.[4] Il testo, nella traduzione classica di Breasted e nella successiva discussione di Manassa, registra infatti i figli del capo libico, i parenti del capo e migliaia di Libici uccisi i cui genitali furono portati via come prova della morte; subito dopo passa a elencare alcuni dei gruppi associati ai cosiddetti “Popoli del Mare”, tra cui Shekelesh, Sherden ed Ekwesh.[5]
Il passo è importante non solo per il dato numerico, ma anche per la distinzione culturale che sembra presupporre. Nella sua forma più nota, l’iscrizione contrappone i Libici con prepuzio, contati mediante i genitali, ad almeno una parte dei gruppi marittimi, considerati invece privi di prepuzio e dunque registrati mediante le mani mozzate.[6] In questa prospettiva, il documento egizio non offre soltanto una contabilità militare, ma anche una classificazione etnografica, sia pure schematica e funzionale alle esigenze propagandistiche del testo.
2. Ekwesh, Shekelesh, Teresh e il problema dell’allineamento del testo
La ricostruzione filologica del prospetto, tuttavia, impone cautela. Gli studiosi concordano in genere sul fatto che gli Ekwesh siano il caso più sicuro: il testo li collega al gruppo di coloro che erano considerati “senza prepuzio”, e proprio per questo conteggiati attraverso le mani.[7] Per altri gruppi, come Shekelesh e Teresh, la situazione è plausibile ma meno netta, poiché il testo è in parte lacunoso e l’allineamento tra etnonimo, cifra e tipo di trofeo non è sempre perfettamente conservato.[8]
Ne consegue che la distinzione tra “circoncisi” e “non circoncisi” non può essere applicata in modo meccanico a tutti i nomi presenti nel prospetto. Se è lecito affermare che almeno una parte dei gruppi marittimi era trattata dagli scribi egizi come circoncisa, resta più difficile stabilire, uno per uno, quali popoli rientrassero con assoluta certezza in questa categoria.
3. Il caso specifico degli Sherden
È proprio qui che si colloca il problema degli Sherden. In alcune ricostruzioni il loro nome sembra rientrare nella stessa sequenza degli altri gruppi ai quali l’iscrizione attribuisce l’assenza del prepuzio; tuttavia il testo è mutilo proprio nel punto decisivo, e diversi studiosi invitano a non trarre da questa ricostruzione una conclusione troppo netta.[8] In particolare, Carlos J. Moreu osserva che il quadro consente di considerare con una certa probabilità come circoncisi gli Ekwesh, i Teresh e gli Shekelesh, mentre per Sherden e Lukka il dato resta incerto a causa delle lacune dell’iscrizione.[8]
La formula metodologicamente più corretta, pertanto, non è “gli Sherden erano circoncisi”, bensì la seguente: gli Sherden potrebbero essere stati compresi nel gruppo dei combattenti circoncisi, ma l’iscrizione di Merenptah non lo dimostra in modo individuale e definitivo.[8] La prudenza è necessaria non per indebolire arbitrariamente l’argomento, ma per rispettare lo stato reale della documentazione.
4. Il significato storico del dato anatomico
Anche se si ammettesse, in via ipotetica, che gli Sherden fossero stati considerati dagli Egizi tra i popoli circoncisi, da ciò non seguirebbe automaticamente una loro origine anatolica.[9] La circoncisione, infatti, non costituisce di per sé un indicatore etnico univoco. In Erodoto la pratica viene attribuita soprattutto a Egizi, Etiopi, Colchi, nonché a Fenici e a certi Siriani di Palestina; il passo non autorizza a trasformarla in un tratto distintivo generale dei popoli anatolici.[9]
Da questo punto di vista, il massimo che si può ricavare dal dato egizio è un possibile legame con un più ampio orizzonte del Mediterraneo orientale o del Vicino Oriente. Il passaggio ulteriore, cioè l’identificazione specifica degli Sherden con un gruppo dell’Anatolia occidentale, resta un’ipotesi che richiede altri argomenti: linguistici, archeologici, storici e onomastici. La sola circoncisione non basta.
5. Il rapporto con la Sardegna
Sul versante opposto, è vero che non esistono prove positive che le popolazioni nuragiche praticassero la circoncisione. Tuttavia anche questo argomento deve essere usato con cautela, poiché si tratta in larga misura di un’argomentazione ex silentio: l’assenza di attestazioni non equivale a una dimostrazione del contrario.[10] Inoltre, i dati genetici oggi disponibili indicano per la Sardegna una marcata continuità demografica attraverso il periodo nuragico, elemento che rende poco probabile l’idea di una massiccia colonizzazione anatolica dell’isola nell’età del Bronzo recente, pur senza escludere mobilità minori o contatti di gruppi ristretti.[10]
Neppure il richiamo alla tradizione di Erodoto sulla carestia lidia può essere impiegato, in senso stretto, per sostenere una migrazione verso la Sardegna: il celebre passo del libro I parla infatti della migrazione verso la Tirrenia, non verso l’isola sarda.[9] Anche sotto questo profilo, dunque, l’argomento va maneggiato con prudenza, anche perché la rotta per la Tirrenia può anche passare per le coste della Sardegna.
In questo quadro storiografico merita una menzione specifica l’ampio volume di Giovanni Ugas, Shardana e Sardegna. I popoli del mare, gli alleati del Nordafrica e la fine dei Grandi Regni (XV–XII secolo a.C.), che rappresenta oggi una delle più articolate difese dell’identificazione tra Shardana e Sardi nuragici.[11] L’autore imposta la questione attraverso un confronto sistematico tra fonti egizie e levantine, dati archeologici e tradizione classica, sostenendo che il profilo storico e culturale degli Shardana trovi il suo miglior riscontro nella Sardegna dell’età nuragica.[11] In questa prospettiva, anche la presenza degli Shardana nei testi egizi come mercenari, alleati o nemici del faraone viene ricondotta non a una provenienza anatolica, bensì alla più ampia mobilità marittima e militare delle élites nuragiche nel Mediterraneo del Bronzo finale.[11]
Tuttavia, proprio se si limita l’analisi al tema della circoncisione, la documentazione egizia non sembra sufficiente a confermare in modo definitivo la tesi identitaria proposta da Ugas. La Grande Iscrizione di Karnak mostra con chiarezza che gli Egizi distinsero i Libici, contati mediante i genitali asportati, da almeno una parte dei gruppi marittimi, contati invece tramite le mani; ma il punto decisivo è che, nel caso degli Sherden, il testo resta lacunoso e non consente di stabilire con assoluta certezza se fossero compresi individualmente nel gruppo dei guerrieri considerati circoncisi.[12] Su questo aspetto, studiosi come Colleen Manassa e soprattutto Carlos J. Moreu invitano alla cautela: se gli Ekwesh appaiono il caso più sicuro, e Shekelesh e Teresh quello più plausibile, per gli Sherden il dato filologico non è conclusivo.[12]
Ne consegue che il volume di Ugas deve essere tenuto in seria considerazione come la più ampia e coerente elaborazione della tesi Shardana = Sardi.
In questo articolo dove analizziamo l’argomento fondato sulla sola pratica della circoncisione non basta, allo stato attuale, né a dimostrare tale identificazione né a confutare l’ipotesi di Ugas. Se gli Sherden fossero stati inclusi nel gruppo dei circoncisi, il dato rinvierebbe semmai a un possibile rapporto con ambienti del Mediterraneo orientale in senso ampio; ma non costituirebbe, di per sé, una prova decisiva di origine anatolica, né un argomento sufficiente per escludere la Sardegna.[12]
C’è da aggiungere anche che la battaglia di Perire sul delta del Nilo, ricordata nella Grande Iscrizione di Karnak, si svolse nel 5º anno di regno di Merenptah. Le edizioni moderne del testo la collocano circa nel 1208 a.C.
Mentre la battaglia di Qadeš (Kadesh) si combatté nel 5º anno di regno di Ramses II, di solito datato al 1274 a.C. nella cronologia più usata; alcune opere divulgative la indicano invece al 1275 a.C., per differenze cronologiche minori.
Quindi la battaglia di Qadeš/Kadesh (1274 a.C.) che avvenne prima di Perire (1208 a.C.) precedette la battaglia di Perire di circa 66 anni. Qadeš è normalmente datata al 5º anno di Ramses II, mentre Perire al 5º anno di Merenptah.
Quindi la sequenza corretta è:
Battaglia di Qadeš/Kadesh — 1274 a.C.
Battaglia di Perire — 1208 a.C.

Questa sequenza temporale è importante perché gli Sherden (Shardana) erano alleati degli egiziani a Kadesch e nemici a Perire: come si può giustificare questo cambiamento?
Gli storici, in genere, non lo spiegano come una contraddizione, ma in questo modo: gli Sherden di Kadesh non sarebbero “lo stesso corpo politico” degli Sherden di Perire, bensì contingenti diversi di un’etichetta etnica ampia, composta da guerrieri mobili, reclutabili, dispersi in più aree e capaci di cambiare alleanza. Questo è coerente sia con le lettere di Amarna, che mostrano già Sherden in contesti levantini, sia con il fatto che, per Merenptah, i “northerners” della coalizione libica non appaiono collegati a regni ben definiti, ma a gruppi identificati solo da etnonimi.
Ramses II, infatti, afferma di aver sconfitto gli Sherden all’inizio del suo regno e di averne catturati e arruolati molti nell’esercito egiziano; tre anni dopo, nel 5º anno, quegli Sherden compaiono con lui a Kadesh come truppe scelte o guardia del corpo. In altre parole, gli Sherden presenti a Kadesh sono normalmente interpretati come ex nemici trasformati in ausiliari egiziani.
Per Perire, invece, il quadro è diverso: la guerra è combattuta nel 5º anno di Merenptah, circa 1208 a.C., cioè circa 66 anni dopo Kadesh (1274 a.C.). Perciò gli storici non immaginano gli stessi individui, ma altre bande Sherden, o nuove generazioni, confluite nella coalizione di Meryey con Libici e altri gruppi marittimi. In più, Kopanias propone che il legame tra Libici e gruppi “del mare” si fosse formato prima in reti di contatto e scambio, e solo dopo si fosse tradotto in alleanza militare contro l’Egitto.
Quindi la formula più corretta è questa: a Kadesh alcuni Sherden combattono per l’Egitto perché erano stati arruolati da Ramses II; a Perire altri Sherden combattono contro l’Egitto perché appartenevano a un diverso contingente della stessa etichetta etnica o culturale. In breve, per gli storici gli Sherden non sono un “popolo-nazione” compatto che agisce sempre in blocco, ma gruppi di guerrieri mobili, talvolta mercenari, talvolta predoni o alleati opportunistici, che possono trovarsi su fronti diversi in momenti diversi.
C’è anche un’osservazione utile: alcuni studi sul ruolo militare degli Sherden nel periodo ramesside sostengono che, dopo l’arruolamento sotto Ramses II, essi rimasero una componente stabile dell’apparato militare egiziano per tutto il periodo; questo rende ancora più plausibile che il nome “Sherden” indichi non un solo gruppo omogeneo, ma una realtà più ampia e frammentata.
Conclusione
Se si considera solo il dato della circoncisione, si deve concludere che esso offre indizi, ma non prove, per affrontare il problema dell’origine degli Sherden. Il dossier egizio mostra chiaramente che i Libici furono distinti da almeno una parte dei gruppi marittimi sulla base del diverso trattamento anatomico dei caduti; mostra anche che alcuni di questi gruppi, in particolare gli Ekwesh, erano considerati circoncisi dagli scribi egizi.[4][7] Tuttavia, proprio nel caso degli Sherden, il testo rimane troppo lacunoso per consentire una conclusione definitiva.[8]
La formulazione più equilibrata appare quindi la seguente: gli Sherden potrebbero essere stati considerati circoncisi, ma il dato non è filologicamente certo; e, anche se lo fosse, esso indicherebbe al massimo un possibile rapporto con ambienti del Mediterraneo orientale, non una prova decisiva di origine anatolica, né un argomento sufficiente per escludere la Sardegna.[8][9][10] La pratica della circoncisione, in altri termini, può orientare la discussione, ma non può risolverla da sola.
Così come l’alleanza degli Sherden con gli egiziani a Kadesch e lo scontro come nemici nella battaglia di Perire non è una contraddizione rispetto ad una prova decisiva di origine anatolica, né un argomento sufficiente per escludere la Sardegna, perché i due gruppi appartenevano a un diverso contingente della stessa etichetta etnica o culturale. Gli Sherden non sono un “popolo-nazione” compatto che agisce sempre in blocco, ma gruppi di guerrieri mobili, talvolta mercenari, talvolta predoni o alleati opportunistici, che possono trovarsi su fronti diversi in momenti diversi.
Note
[1] La Grande Iscrizione di Karnak di Merenptah è il testo fondamentale per la campagna libica del regno; è anche la più ampia iscrizione continua conservata sul conflitto. Vedi J. H. Breasted, Ancient Records of Egypt, vol. III, §§ 574–589, e C. Manassa, The Great Karnak Inscription of Merneptah.
[2] I prospetti finali del testo distinguono tra “prigionieri e caduti” e “spoglie”, mostrando che il conteggio dei morti era parte integrante della registrazione ufficiale della vittoria.
[3] Il parallelo di Athribis riprende in forma abbreviata il prospetto di Karnak e conferma la presenza di un elenco di caduti, prigionieri e bottino.
[4] Nei prospetti di Karnak i Libici sono contati per mezzo dei genitali asportati, mentre per altri gruppi compaiono le mani mozzate; il passo è uno dei dati più discussi della documentazione di Merenptah.
[5] Breasted conserva nella sua traduzione la sequenza che passa dai Libici agli alleati marittimi e registra, fra gli altri, Shekelesh, Sherden ed Ekwesh.
[6] Manassa sottolinea che la distinzione anatomica dei trofei ha anche un valore culturale nella logica del testo egizio, oltre alla semplice funzione di conteggio militare.
[7] Il caso degli Ekwesh è quello più spesso considerato esplicito: il testo li collega al gruppo privo di prepuzio e conteggiato mediante le mani.
[8] Moreu insiste sulla necessità di distinguere i casi sicuri da quelli incerti: per lui Ekwesh, Teresh e Shekelesh sono i candidati più probabili per il gruppo dei circoncisi, mentre per Sherden e Lukka il testo non consente certezza.
[9] In Erodoto, la circoncisione è attribuita soprattutto a Egizi, Etiopi, Colchi, Fenici e Siriani di Palestina; il racconto della carestia lidia del libro I parla di una migrazione verso la Tirrenia, non verso la Sardegna.
[10] I dati paleogenetici pubblicati su Nature Communications mostrano una lunga continuità genetica della Sardegna fino al periodo nuragico, con segnali di admixture più marcati soprattutto dal I millennio a.C. in avanti; questo non prova nulla di decisivo sugli Sherden, ma rende poco agevole ipotizzare una grande colonizzazione anatolica della Sardegna nel Bronzo recente.
[11] G. Ugas, Shardana e Sardegna. I popoli del mare, gli alleati del Nordafrica e la fine dei Grandi Regni (XV–XII secolo a.C.), Cagliari, Edizioni Della Torre, 2016, ISBN 9788873434719. Sulla tesi generale del volume, che identifica gli Shardana con i Sardi nuragici attraverso il confronto tra archeologia, testi egizi e levantini e letteratura classica, cfr. anche la presentazione editoriale e le sintesi del contenuto del libro.
[12] Per il problema filologico del prospetto di Karnak e della circoncisione dei gruppi coinvolti nella campagna di Merenptah, cfr. C. Manassa, The Great Karnak Inscription of Merneptah, e C. J. Moreu, The First Wave of Sea Peoples, che sottolinea come gli Ekwesh siano il caso più sicuro, mentre per Sherden e Lukka il testo non consente una conclusione definitiva.
Riferimenti bibliografici essenziali
Breasted, J. H., Ancient Records of Egypt, vol. III.
Manassa, C., The Great Karnak Inscription of Merneptah.
Moreu, C. J., The First Wave of Sea Peoples.
Erodoto, Histories 1.94; 2.104.
Marcus, J. H. et al., “Genetic history from the Middle Neolithic to present on the Mediterranean island of Sardinia”, Nature Communications 11 (2020).
Ugas, Giovanni, Shardana e Sardegna. I popoli del mare, gli alleati del Nordafrica e la fine dei Grandi Regni (XV–XII secolo a.C.), Cagliari, Edizioni Della Torre, 2016.
Nota sulle popolazioni coinvolte.
Ecco i dettagli sulle singole popolazioni, basati sulle fonti egizie e sulle ipotesi fatte da alcuni studiosi, che invasero da ovest i territori egiziani :
Sherden (o Shardana): Il gruppo più noto, spesso raffigurato con elmi cornuti e spade lunghe. Sono frequentemente collegati ai primi abitanti della Sardegna nuragica, sebbene alcuni studiosi li sitino in Anatolia.
Shekelesh: Talvolta associati ai Siculi o a popolazioni della Sicilia o dell’Italia meridionale, parteciparono alle invasioni libiche contro il Delta del Nilo.
Ekwesh (o Akawasha): Spesso identificati dagli studiosi con gli Achei (Micenei), quindi provenienti dalla Grecia micenea o dall’Anatolia occidentale.
Lukka: Ritenuti originari della Licia, una regione dell’Anatolia sud-occidentale (odierna Turchia).
Teresh (o Tursha): Spesso associati ai Tirreni (Tyrsenoi), i quali potrebbero essere legati agli Etruschi o a genti anatoliche della Lidia o della Troade.
Ma anche chi sono i Peleset, i Tjeker, i Shekelesh, i Denyen e gli Weshesh. Sono confederazioni di popoli guerrieri noti come “Popoli del Mare”, che verso la fine del XIII-XII secolo a.C. migrarono nel Mediterraneo orientale. Provenienti da aree egee/anatoliche, attaccarono l’Egitto da est e il Levante mediorientale, contribuendo al crollo dell’Impero Ittita e alla crisi del Tardo Bronzo.
Ecco i dettagli specifici sui gruppi citati:
Peleset: Probabilmente identificabili con i Filistei che si stanziarono nella costa meridionale di Canaan (odierna Palestina). Le fonti egizie (Ramses III) li raffigurano con elmi cornuti.
Tjeker (o Tjekru): Gruppo alleato dei Peleset, probabilmente di origine egea o cretese, insediatosi anch’esso nella zona levantina.
Shekelesh: Popolazione menzionata già sotto il faraone Merenptah (1208 a.C.) come alleata dei Libici. Viene dibattuta una loro possibile connessione con i Siculi (Sicilia).
Denyen: Spesso identificati con i Danai (termine omerico per i Micenei/Greci), si pensa si siano stanziati in Cilicia (Anatolia) o integrati nel Levante.
Weshesh: Menzionati nelle iscrizioni di Medinet Habu come parte della confederazione nemica dell’Egitto, la loro esatta provenienza è meno chiara, forse anatolica
Regni e territori invasi dai popoli del mare.
Bisogna sapere anche chi sono gli Hatti, i Qode, i Karkemish, gli Arzawa, gli Alashiya e il regno di Amurru.
Questi nomi si riferiscono a regni e popolazioni che costituivano i principali centri di potere del Vicino Oriente antico e dell’Anatolia durante l’Età del Bronzo. Sono celebri per essere citati nelle iscrizioni egizie (come quelle di Ramses III a Medinet Habu) che descrivono l’invasione dei loro territori da parte dei cosiddetti “Popoli del Mare” intorno al 1200 a.C..
Ecco i dettagli per ciascuno:
Hatti: Originariamente il termine indicava gli Hattiti, un popolo non indoeuropeo dell’Anatolia centrale. Successivamente, il nome passò a indicare il Regno Ittita (o Impero Ittita), una delle grandi superpotenze dell’epoca con capitale Hattusa.
Qode: Identificata generalmente con la regione della Cilicia (Anatolia sud-orientale) o con l’area costiera della Siria settentrionale. Era un’area strategica per il commercio marittimo e terrestre.
Karkemish: Un’importante città-stato situata sull’Eufrate (al confine tra le attuali Turchia e Siria). Fu un centro amministrativo e militare cruciale dell’Impero Ittita e sopravvisse come regno neo-ittita dopo il collasso dell’Età del Bronzo.
Arzawa: Una confederazione di regni situata nell’Anatolia occidentale. Spesso in conflitto con gli Ittiti, rappresentava una potenza regionale significativa legata culturalmente al mondo luvio e miceneo.
Alashiya: Corrisponde quasi certamente all’isola di Cipro. Era la principale fonte di rame per tutto il Mediterraneo orientale e manteneva relazioni diplomatiche e commerciali con l’Egitto e gli Ittiti.
Regno di Amurru: Nel XIV secolo a.C., in Siria, sorse un regno Amorreo guidato da figure come Abdi-Ashirta e Aziru, spesso in conflitto con l’Egitto e alleato degli Hittiti.
Secondo le cronache antiche, tutti questi territori furono “devastati” o “isolati” dall’avanzata dei Popoli del Mare, che portò al crollo della civiltà ittita e a un radicale cambiamento negli equilibri del Vicino Oriente





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