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Sherden (o Shardana) e civiltà nuragica

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Rassegna critica delle principali interpretazioni sul rapporto tra Sardegna e Popoli del Mare

Sherden (o Shardana) e civiltà nuragica

Introduzione

Il rapporto tra gli Sherden — o Shardana, secondo un’altra trascrizione del nome — e la civiltà nuragica costituisce uno dei problemi più discussi della protostoria mediterranea. La questione nasce dall’incontro tra due ordini di dati: da un lato le fonti egizie, che menzionano gli Sherden in più contesti tra XIII e XII secolo a.C.; dall’altro il profilo storico e archeologico della Sardegna nuragica, civiltà autoctona ma ampiamente inserita nelle reti di contatto del Mediterraneo dell’età del Bronzo.

Il dibattito si concentra su una domanda fondamentale: gli Sherden menzionati nelle iscrizioni egizie devono essere identificati con i Sardi nuragici, oppure rappresentano un gruppo di diversa provenienza, forse egeo-anatolica, in seguito avvicinato alla Sardegna solo per somiglianza di nome o per letture storiografiche successive? La risposta, allo stato attuale delle ricerche, non è univoca. Accanto a studiosi che sostengono con decisione l’identificazione Shardana = Sardi, ve ne sono altri che la considerano soltanto una possibilità, e altri ancora che la ritengono non dimostrata o poco probabile.

La presente rassegna intende ricostruire criticamente le principali posizioni espresse da egittologi, archeologi, storici, studiosi della Sardegna antica e autori divulgativi, al fine di chiarire quali elementi risultino oggi più solidi e quali, invece, restino ipotetici.

1. Le fonti egizie e il problema storico degli Sherden

Le fonti egizie attestano gli Sherden in una pluralità di contesti. Essi compaiono già nelle testimonianze dell’età amarniana, quindi non sono un nome che emerge improvvisamente solo con le grandi crisi del XII secolo a.C. Sotto Ramses II risultano dapprima come nemici del faraone e poi come truppe incorporate nell’esercito egiziano, fino a figurare, secondo la tradizione ramesside, anche fra gli elementi scelti presenti a Kadesh. Sotto Merenptah, nel celebre dossier del 5º anno di regno relativo alla guerra libica e alla battaglia di Perire, gli Sherden ricompaiono invece tra i gruppi inseriti nella coalizione ostile all’Egitto. Infine, nel regno di Ramses III, il nome riappare ancora nei contesti legati ai Popoli del Mare e alla macchina militare egiziana.

Un primo dato risulta dunque chiaro: il nome Sherden non designa, nelle fonti, un soggetto politico compatto e coerente in senso moderno. Gli Sherden possono comparire come nemici, mercenari, ausiliari o gruppi integrati nell’apparato militare egiziano. Questo dato, su cui convergono diversi studiosi, costituisce già di per sé un elemento decisivo: l’etnonimo sembra riferirsi a contingenti mobili, a gruppi guerrieri o a realtà etniche non rigidamente organizzate in uno Stato o in una nazione unitaria.

2. La base documentaria: J. H. Breasted

Nella grande raccolta Ancient Records of Egypt, J. H. Breasted non sviluppa una tesi sistematica sugli Sherden, ma mette a disposizione il fondamentale dossier documentario delle fonti egizie. Il suo contributo è quindi soprattutto di natura filologica e documentaria. Dai volumi III e IV emerge tuttavia una linea interpretativa abbastanza chiara: gli Sherden vengono presentati come un gruppo guerriero del Nord o “del mare”, dapprima ostile all’Egitto, poi incorporato nell’esercito faraonico e più tardi nuovamente presente nelle coalizioni anti-egiziane.

L’importanza di Breasted consiste nel fatto che il materiale da lui pubblicato rende evidente già all’inizio del Novecento che gli Sherden non possono essere letti come un popolo statico e omogeneo. Il suo lavoro, più che risolvere il problema della loro origine, costituisce la base documentaria su cui si sono costruite le interpretazioni successive.

3. La lettura filologica e militare: Colleen Manassa

Nel suo studio sulla Grande Iscrizione di Karnak di Merenptah, Colleen Manassa non si propone di dimostrare l’origine degli Sherden, ma di offrire un commento completo al testo nel suo contesto storico e militare. Il suo punto di partenza è che i cosiddetti Popoli del Mare non vanno estrapolati dal dossier della guerra libica: la grande iscrizione descrive una coalizione libico-settentrionale, e gli etnonimi marittimi devono essere letti all’interno di questa dinamica.

Manassa interpreta l’espressione “settentrionali venuti da tutte le terre” non come il nome di un popolo separato, ma come una designazione collettiva dei gruppi coinvolti nella coalizione: Ekwesh, Teresh, Lukka, Sherden e Shekelesh. Ritiene inoltre che il testo di Karnak sia molto importante per comprendere il ruolo militare di questi gruppi, ma non sufficiente per risolvere il dibattito sulla loro patria d’origine.

Sul piano storico, Manassa tende a vedere i Popoli del Mare della guerra di Merenptah non come una massa migrante indistinta, ma come gruppi guerrieri specializzati, in parte interpretabili anche come mercenari al servizio dei Libici. In questa prospettiva, gli Sherden appaiono come una delle componenti più antiche e meglio documentate del fenomeno: già noti in precedenza alle fonti egizie, essi assumono in età ramesside il profilo di fanteria d’élite, talvolta al servizio dell’Egitto, talvolta schierata contro di esso.

Un aspetto importante del lavoro di Manassa riguarda anche il prospetto finale dei caduti nella Grande Iscrizione di Karnak. Poiché i Libici sono contati attraverso i genitali asportati, mentre almeno parte dei gruppi marittimi risultano contati attraverso le mani, Manassa conclude che, sul piano culturale, i Popoli del Mare menzionati nel prospetto erano trattati dagli Egizi come circoncisi. Tuttavia il testo non permette di attribuire questo dato in modo ugualmente certo a ciascun etnonimo.

4. La linea egeo-anatolica: Carlos J. Moreu

Una delle interpretazioni più nette in senso non sardo è quella di Carlos J. Moreu. Nei suoi lavori sui Popoli del Mare, Moreu sostiene che i gruppi della cosiddetta “prima ondata”, documentata nel 5º anno di Merenptah, vadano collocati in un quadro generale egeo-anatolico. In questa prospettiva, i cinque gruppi principali — Ekwesh, Teresh, Lukka, Sherden e Shekelesh — avrebbero patrie di riferimento nell’Egeo e soprattutto nell’Anatolia occidentale, con il caso specifico degli Ekwesh ricondotto all’ambiente acheo/miceneo.

Per quanto riguarda gli Sherden, Moreu tende a escludere una provenienza originaria dalla Sardegna e preferisce collocarli, almeno in via ipotetica, in un’area anatolica occidentale, forse in relazione a Sardis/Lidia. Un punto particolarmente rilevante della sua posizione è che egli considera il nome Sherden come il caso esemplare di un gruppo non unitario: gli Sherden compaiono infatti in tempi diversi contro Ramses II, nell’esercito egiziano a Kadesh, nella coalizione di Merenptah e ancora nei contesti ramessidi del XII secolo a.C.

Moreu è anche più prudente di Manassa sul tema della circoncisione. A suo giudizio, il prospetto di Karnak permette di considerare con una certa sicurezza come circoncisi gli Ekwesh, i Teresh e gli Shekelesh, ma non consente di stabilire con certezza lo stesso per gli Sherden, a causa delle lacune del testo. Questo punto è importante, perché impedisce di usare il solo argomento anatomico come prova definitiva a favore di una qualunque ricostruzione identitaria sugli Sherden.

5. La tesi forte della Sardegna nuragica: Giovanni Ugas

La posizione di Giovanni Ugas è assai più netta. Nel volume Shardana e Sardegna, l’autore sostiene in forma positiva e argomentata l’identificazione tra Shardana e Sardi nuragici. Non si tratta, per lui, di una semplice ipotesi tra le altre, ma del nodo interpretativo fondamentale per comprendere il problema dei Popoli del Mare e il ruolo della Sardegna nel Mediterraneo del Bronzo finale.

Ugas legge gli Shardana non come un gruppo anatolico approdato in Sardegna, ma come comunità sardo-nuragiche attive nel Mediterraneo orientale in qualità di navigatori, guerrieri e mercenari. In questa prospettiva, la presenza degli Shardana in Egitto, anche come truppe al servizio dei faraoni, non contraddice affatto la loro origine sarda; al contrario, la conferma, mostrando la mobilità marittima e militare di gruppi nuragici in un Mediterraneo fortemente interconnesso.

Un altro elemento importante della tesi di Ugas è che essa non si limita agli Shardana isolatamente, ma tende a ridefinire l’intero quadro dei Popoli del Mare, collocando almeno una parte di essi in una costellazione tirrenico-occidentale, non esclusivamente egeo-anatolica. Il metodo di Ugas è dichiaratamente comparativo e cumulativo: testi egizi, documentazione levantina, archeologia della Sardegna nuragica, letteratura classica, iconografia, armamento, costumi e reti mediterranee vengono posti in relazione per costruire un’identificazione in senso forte.

6. L’apporto della genetica antica: Joseph H. Marcus e collaboratori

Il contributo di Joseph H. Marcus e dei suoi collaboratori si colloca su un piano diverso. Il loro studio, pubblicato nel 2020, non tratta direttamente degli Sherden, ma fornisce un quadro di genetica antica della Sardegna dal Neolitico fino al Medioevo. Il risultato più rilevante è la forte continuità genetica della popolazione sarda fino al periodo nuragico, senza segni di una grande immigrazione esterna nel cuore dell’età del Bronzo.

Questo dato non dimostra affatto che gli Sherden fossero i Sardi. Tuttavia rende meno plausibile una teoria che presupponga una massiccia colonizzazione anatolica o egeo-anatolica della Sardegna nel Bronzo finale. Allo stesso tempo, Marcus non esclude contatti, scambi, mobilità di gruppi ristretti, mercenari o élites marittime; il suo studio distingue semplicemente tra contatti culturali e trasformazioni demografiche su larga scala.

In rapporto al problema degli Sherden, la genetica di Marcus funziona quindi come argomento di sfondo: non risolve il dibattito, ma rafforza l’idea di una Sardegna nuragica sostanzialmente autoctona e continua, pur inserita in reti mediterranee ampie.

7. Eric H. Cline e la crisi sistemica del tardo Bronzo

In Eric H. Cline, soprattutto nei volumi 1177 B.C. e After 1177 B.C., gli Sherden non sono mai il centro esclusivo dell’analisi. Cline colloca i Popoli del Mare dentro una più vasta crisi sistemica del tardo Bronzo, determinata da una “perfect storm” di fattori: cambiamento climatico, carestia, terremoti, invasioni, rivolte interne e collasso delle reti commerciali internazionali.

Per Cline, dunque, i Popoli del Mare sono una componente importante ma non esclusiva della crisi. Gli Sherden compaiono come uno dei gruppi attestati nelle iscrizioni egizie, presenti sia contro sia al servizio dell’Egitto. Questo, nella sua lettura, conferma che non si tratta di un blocco politico coerente, ma di una realtà mobile e composita. Quanto all’origine, Cline mantiene una posizione prudente: riconosce che il collegamento tra Shardana e Sardegna è stato spesso proposto, ma non lo considera affatto dimostrato, lasciando aperta la possibilità di una coalizione mista, formata da elementi del Mediterraneo occidentale, dell’Egeo, dell’Anatolia e forse di Cipro.

Nel secondo libro, il suo interesse si sposta dalle cause del collasso alla resilienza delle società successive. Qui gli Sherden non sono più al centro, ma rientrano nel quadro generale della riorganizzazione post-1177.

8. Giacomo Cavillier e la storia degli Shardana in Egitto

Giacomo Cavillier affronta il problema degli Shardana con un’angolatura specifica: non tanto la loro patria, quanto il loro ruolo storico, tattico e sociale nell’Egitto ramesside. Nei suoi lavori, gli Shardana emergono come il gruppo meglio attestato e più significativo tra le etnie dei Popoli del Mare nel rapporto con l’Egitto.

Cavillier insiste sul fatto che gli Shardana furono dapprima guerrieri ostili e navigatori turbolenti, poi mercenari d’élite, infine gruppi progressivamente integrati nel sistema sociale e amministrativo egiziano. La sua attenzione si concentra su fonti, armamento, tecniche militari, mezzi di attacco, insediamenti e funzioni nell’apparato del faraone. In questo senso, la sua ricostruzione privilegia la concretezza storico-militare rispetto alle grandi ipotesi identitarie.

La sua posizione è quindi particolarmente utile per mostrare che gli Shardana non devono essere ridotti a un puro problema di etnogenesi: furono anche, e forse soprattutto, una realtà militare di lungo periodo nell’Egitto tra XIX e XXII dinastia.

9. Adam Zertal e l’ipotesi di el-Ahwat

Una delle tesi più forti e discusse in favore di un legame tra Shardana e Sardegna è quella di Adam Zertal. L’autore propose che il sito di el-Ahwat, nel nord di Canaan, fosse una fortezza shardana dell’inizio dell’età del Ferro, costruita da un gruppo straniero connesso alla tradizione nuragica sarda.

L’ipotesi si fonda su confronti architettonici tra le strutture del sito e alcune forme proto-nuragiche o torreane, su elementi storico-militari legati al controllo strategico del territorio e, in modo più controverso, su suggestioni bibliche relative alla figura di Sisera. Nella lettura di Zertal, gli Shardana erano un gruppo dei Popoli del Mare con forte matrice sarda, una cui componente si sarebbe stabilita nel Levante.

La tesi ha avuto grande risonanza, ma non è diventata consenso. Molti archeologi l’hanno giudicata troppo forte o insufficientemente dimostrata, soprattutto sul piano cronologico e nella lettura delle strutture architettoniche. Zertal resta quindi un autore importante, ma va collocato tra le proposte forti e discusse, non tra le acquisizioni consolidate.

10. Le posizioni prudenti della storiografia sarda: Paolo Melis e Giovanni Lilliu

Una linea diversa da quella di Ugas, ma comunque aperta a un collegamento tra Shardana e Sardegna, è rappresentata da Paolo Melis e Giovanni Lilliu.

In Civiltà nuragica, Paolo Melis non costruisce una tesi monografica sugli Sherden, ma presenta la Sardegna nuragica come una civiltà autoctona, non immigrata dall’Oriente, e insieme profondamente inserita nei contatti mediterranei, specialmente con il mondo miceneo e cipriota. Su questa base, Melis formula in modo prudente la possibilità che Sardi (“Shardana”) e Micenei (“Achei”) abbiano combattuto insieme tra i Popoli del Mare. Si tratta, però, di una proposta possibilista, non di una identificazione assertiva.

Anche Giovanni Lilliu, in La civiltà dei Sardi, non sviluppa una teoria specifica sugli Shardana. Il suo impianto insiste sull’autoctonia della civiltà nuragica e sulla sua progressiva apertura mediterranea. La ricostruzione storiografica del suo pensiero mostra che Lilliu non escluse il rapporto tra Shardana e Sardi, ma non lo considerò mai dimostrato in modo definitivo. La sua formula implicita è dunque: ipotesi plausibile, ma non provata.

11. Le letture identitarie e alternative: Leonardo Melis, Dedola, Verona, Montalbano, Putzu

Accanto alla produzione accademica o accademicamente prudente esiste una vasta letteratura divulgativa, identitaria o alternativa, che propone in forma più assertiva l’equazione tra Shardana e Sardi. In questo insieme rientrano, pur con differenze notevoli di metodo e di ampiezza argomentativa, Leonardo Melis, Salvatore Dedola, Francesco Verona, Pierluigi Montalbano e Valeria Putzu.

Leonardo Melis costruisce una visione fortemente polemica verso la storiografia ufficiale, presentando gli Shardana come nucleo storico dei Sardi e come protagonisti centrali della storia mediterranea del Bronzo, in una prospettiva di lunga durata che arriva talvolta fino a collegamenti con il Vicino Oriente e la Mesopotamia.

Salvatore Dedola, nell’Enciclopedia della civiltà shardana, identifica sostanzialmente la civiltà shardana con la civiltà sarda preromana. Il suo impianto è soprattutto linguistico-etimologico: il sardo antico viene inserito in una vasta koiné semitica mediterranea, la Stele di Nora viene interpretata come testo in lingua sarda antica/shardana, e l’intera vicenda dei Popoli del Mare viene letta come fase dell’espansione e del ritorno dei Sardi-Shardana.

Francesco Verona sviluppa una lettura fortemente occidentalista, in cui gli Shardana coincidono con i Sardi-nuragici o con i loro progenitori e appartengono a una più ampia civiltà megalitica atlantica. In questa visione, i Tirreni, la Sardegna delle torri, Platone e persino Atlantide vengono posti in una grande continuità storico-mitica.

Pierluigi Montalbano, pur muovendosi in un quadro più divulgativo che accademico, propone una tesi strutturalmente favorevole alla relazione tra Shardana e Sardegna: gli Shardana sarebbero gruppi sardo-nuragici attivi nei traffici e nelle guerre del Mediterraneo del Bronzo, non immigrati orientali arrivati nell’isola in epoca tarda. Montalbano insiste particolarmente sulla mobilità, sul ruolo di navigatori e mercenari e sul fatto che gli Shardana compaiano tanto contro quanto dentro l’esercito egiziano.

Valeria Putzu, nel volume L’impero dei Popoli del Mare. La storia mai raccontata delle alleanze e delle strategie che diedero impulso alla nascita della civiltà occidentale (Arkadia, 2018), propone una lettura che colloca i Popoli del Mare — e con essi gli Sherden/Shardana — in una cornice fortemente occidentale. Nelle presentazioni del libro e nei materiali collegati al progetto, l’autrice interpreta infatti i Popoli del Mare come una alleanza di popoli dell’Occidente mediterraneo e atlantico, in polemica con le ricostruzioni che li fanno derivare soprattutto dall’Anatolia o dal mondo egeo.

Il tratto più caratteristico della posizione di Putzu è l’attenzione privilegiata alle relazioni della Sardegna con l’Occidente: non tanto, quindi, ai rapporti con l’Anatolia o con il Mediterraneo orientale, quanto ai collegamenti con la Penisola Iberica e, più in generale, con quei mondi che si raggiungevano navigando verso occidente, fino a includere anche l’Inghilterra e la Scandinavia. In questo quadro, la Sardegna non appare come una periferia investita da genti orientali, ma come uno dei poli propulsori di reti marittime occidentali di lunga durata.

Le analisi pubbliche collegate al libro insistono infatti sui reperti sardi fuori dalla Sardegna come indizio di una navigazione sarda antica e su confronti iconografici e nautici tra Sardegna, Penisola Iberica e Scandinavia. In tal modo, Putzu rafforza una linea interpretativa che legge gli Sherden non in chiave egeo-anatolica, ma come parte di una più ampia costellazione occidentale-atlantica, nella quale la Sardegna occupa una posizione centrale.

Queste letture, pur diverse tra loro, condividono dunque una tendenza comune: leggere la storia degli Shardana soprattutto a partire dalla Sardegna e dalla sua centralità mediterranea — e, nel caso specifico di Putzu e Verona, anche atlantica — più che dalle dinamiche interne del Levante o dell’Anatolia. Dal punto di vista metodologico, tuttavia, esse risultano molto meno prudenti delle ricostruzioni filologiche o archeologiche accademiche.

12. La posizione critica di Alfonso Massimiliano Stiglitz

Tra gli studiosi più esplicitamente scettici va collocato Alfonso Massimiliano Stiglitz. Nei suoi contributi sul “progetto Shardana”, Stiglitz sostiene che l’identificazione automatica tra Shardana e Nuragici non sia oggi scientificamente dimostrata. Il suo punto di forza è soprattutto metodologico: a suo giudizio, il problema è stato a lungo affrontato in modo scorretto, partendo dalle fonti scritte per cercare poi conferme archeologiche, oppure assumendo in anticipo la coincidenza tra Shardana e Sardi.

Stiglitz propone invece di frammentare il fenomeno dei Popoli del Mare, analizzarlo caso per caso, sito per sito, e partire dalla concreta evidenza archeologica e demografica prima di affrontare il problema dei nomi nelle fonti. In questa prospettiva, anche il termine “Shardana” potrebbe non indicare semplicemente un popolo, ma talvolta una funzione militare, una compagnia mercenaria o una realtà storica più complessa. La sua posizione è quindi essenziale per ricordare che il dibattito resta aperto e che molte delle certezze diffuse nel discorso pubblico poggiano su basi ancora fragili.

Conclusione

Dalla comparazione delle posizioni esaminate emerge un quadro articolato, che non consente semplificazioni drastiche. Alcuni punti, tuttavia, possono essere considerati relativamente saldi.

In primo luogo, le fonti egizie attestano con certezza gli Sherden, ma non permettono di determinarne in modo definitivo la patria originaria. In secondo luogo, gli Sherden non appaiono come un blocco politico omogeneo: nelle fonti agiscono talvolta come nemici dell’Egitto, talvolta come suoi mercenari o ausiliari, il che suggerisce una realtà mobile e composita. In terzo luogo, la civiltà nuragica appare, nella migliore ricostruzione archeologica e bioarcheologica oggi disponibile, come una civiltà autoctona, ma fortemente connessa alle reti mediterranee del tardo Bronzo.

Su questa base, la tesi Shardana = Sardi nuragici può essere articolata in diversi gradi di forza.

In forma forte e assertiva è difesa soprattutto da Giovanni Ugas, e in modo ancora più libero o identitario da autori come Leonardo Melis, Dedola, Verona, Valeria Putzu e, in parte, Montalbano.

In forma prudente o possibilista essa resta compatibile con le posizioni di Lilliu e Paolo Melis. In senso opposto, Moreu orienta verso un quadro egeo-anatolico, mentre Stiglitz invita a sospendere le identificazioni troppo rapide e a ripensare il metodo stesso della discussione. Manassa, Breasted, Cline e Cavillier risultano particolarmente preziosi per inquadrare il problema sul piano documentario, storico e militare, senza però chiuderlo.

La conclusione più equilibrata è dunque la seguente: la relazione tra Sherden e civiltà nuragica non può essere considerata né definitivamente dimostrata né definitivamente esclusa. Essa resta una ipotesi storica plausibile, sostenuta da una parte della storiografia e resa più credibile dal forte inserimento mediterraneo della Sardegna nuragica, ma ancora priva di un consenso definitivo e di una prova decisiva universalmente accettata.

Bibliografia essenziale

Breasted, J. H., Ancient Records of Egypt.
Manassa, C., The Great Karnak Inscription of Merneptah.
Moreu, C. J., studi sui Popoli del Mare e sulla “prima ondata” del tempo di Merenptah.
Ugas, G., Shardana e Sardegna.
Marcus, J. H. et al., studio di genetica antica sulla Sardegna nuragica.
Cline, E. H., 1177 B.C.: The Year Civilization Collapsed; After 1177 B.C.
Cavillier, G., Gli Shardana nell’Egitto Ramesside; SHARDANA. Navigatori e guerrieri nell’Egitto Ramesside.
Zertal, A., studi su el-Ahwat e sulla presenza shardana nel Levante.
Melis, P., Civiltà nuragica.
Lilliu, G., La civiltà dei Sardi.
Stiglitz, A. M., saggi sul “progetto Shardana”.
Montalbano, P., Popoli del Mare.
Dedola, S., Enciclopedia della civiltà shardana.
Verona, F., Antica civiltà atlantica e ruolo dei Shardana-Tirreni.
Melis, L., collana di volumi sugli Shardana.
Putzu, Valeria, L’impero dei Popoli del Mare. La storia mai raccontata delle alleanze e delle strategie che diedero impulso alla nascita della civiltà occidentale, Cagliari, Arkadia, 2018.

Renzo Trenta

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