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Crociera in Patagonia 2014 ( 2 e 3 settembre, partenza da Roma e arrivo a Buenos Aires in Argentina)

Sono appena partito da Roma verso Madrid, dove mi attende l’aereo per Buenos Aires.

Sono appena partito con il volo Iberia da Roma verso Madrid, dove mi attende l’aereo per Buenos Aires. Ripenso alla crociera appena finita in Grecia e Turchia. È stata una bella esperienza che mi ha rigenerato nello spirito, motivato nel desiderio di continuare a navigare e dato la voglia di completare questo periodo di riflessione solitaria sul mio futuro.

Dopo la morte di mia moglie ho sentito la necessità di assentarmi un attimo dalla vita, di rimarginare le ferite e di provare a far diradare la nebbia sulla parte restante della mia esistenza. Ci sono i ragazzi e la nipote carissima che sono dei punti fermi, delle rocce di amore filiale che le onde del mare non possono spostare.

Eppure gli affetti, i sentimenti e le azioni di tutti i giorni non bastano a curare quest’animo inquieto. Cerco quella pace dell’anima che ancora non ho trovato pienamente. Cosa manca? Manca un progetto, un impegno che sappia coniugare il mio animo di viandante con quello di agricoltore. Sono un novello Ulisse che cerca la sua Itaca.

Il viaggio che sto per intraprendere mi porterà verso le terre solitarie del sud ma, prima di tutto, mi spingerà a conoscere i miei limiti e a trovare un nuovo equilibrio. Alcune persone mi hanno chiesto perché lo voglia fare. Lo faccio per me, perché mi voglio bene abbastanza da capire che devo affrontare una dura prova prima di qualsiasi progetto futuro. Sarò come la fenice che risorge dalle proprie ceneri per vivere una nuova esistenza. Ora, dopo i primi mesi di navigazione in Grecia e Turchia, sono più sereno. Questo diario servirà a registrare la mia metamorfosi, se ci sarà.

Il viaggio comincia bene, un primo segnale è giunto. Un tassello è stato inserito nel mosaico del cambiamento che mi attende. Sono sul bus interno che sta per portarmi dal terminal di Fiumicino all’aereo per Madrid: salgo con gli ultimi passeggeri, i posti a sedere sono tutti occupati. Rimango in piedi nel corridoio, con la valigia ai piedi. Una giovane ragazza è seduta sul sedile con una bambina, che immagino possa essere sua sorella. Mi rivolge la parola in inglese e mi chiede se voglio sedermi. La ringrazio della cortesia, inusuale da parte di una giovane, e mi rendo conto che è la prima volta che mi chiedono una cosa del genere. Sarà la barba lunga che m’invecchia, come alcuni mi dicono, o sarà perché ho l’aria stanca. Sono diventato ufficialmente, e all’improvviso, vecchio. Ci rifletto un attimo e mi rendo conto che, forse, questa mia agitazione e questa mia inquietudine vogliono esorcizzare una paura abbastanza naturale: quella, come scrive Eugenio Scalfari, della “vecchia di nero vestita con la falce in mano”. Sì, dev’essere questo. Come la maggioranza degli esseri umani, vivo come se non dovessi mai morire. Il viaggio mi permette di non pensarci e sembra volermi assicurare che non morirò prima del tempo. Sono più vecchio, è vero, ma convivo bene con le mie rughe, così faticosamente conquistate. Grazie, giovane amica del bus: con la tua offerta hai svelato l’arcano e hai fatto luce su questo vecchio che non sapeva di esserlo. Grazie anche ai tuoi genitori che ti hanno educato bene. Che la tua vita sia lunga e saggia come la tua cortesia! Ora posso partire tranquillo. Nulla succederà che gli altri uomini e le altre donne non abbiano già vissuto. Siamo tutti in attesa di abbandonare definitivamente questa vita. Non ci resta che viverla giorno per giorno, sapendo che il senso e il fine della vita è la vita stessa, sperando che il bilancio finale sia positivo.

Ora basta con i pensieri impegnativi. Dedichiamoci al viaggio. Ho ritirato a Roma il grappino di Malingri – un’ancora a forma di amo a quattro punte che devo portare a Danilo, l’armatore della barca a vela che mi attende a Punta del Este, in Uruguay. Tullio, amico di Danilo, lo aveva spedito a casa di mia cognata. Ho avuto il piacere di rivederla e di trascorrere del tempo con lei. Mi ha accompagnato in macchina da Ciampino, dove ero sbarcato da Brindisi, sino a Fiumicino per prendere il volo per Madrid. Abbiamo pranzato insieme e abbiamo chiacchierato aggiornandoci sulle rispettive novità in famiglia. Ci siamo salutati con affetto e poi sono andato al terminal per consegnare i bagagli. Il grappino, aggiunto al peso di base, mi costa 100 euro in più sul prezzo del biglietto. Quando arriverò a Buenos Aires, all’aeroporto internazionale Pistarini, mi dovrò spostare sul secondo aeroporto della città, il Newbery. Da lì prenderò il volo per Punta del Este in Uruguay. Farò il biglietto sul posto, ma non so se riuscirò a prendere il volo in tempo. Dopo l’arrivo a Punta dell’Este dovrò raggiungere la barca che troverò ormeggiata nel marina di Piriápolis. Sarà un viaggio lungo e stancante per il vecchio che si credeva giovane quando lo aveva programmato nel mese di marzo.

Come da programma, l’aereo da Madrid, partito regolarmente alle 00.30, atterra alle 8.00 locali dopo 12 ore e mezza di volo. Si perde un’ora di tempo per passare il controllo della dogana e per ritirare i bagagli. Mi confermano che i voli per Punta del Este in Uruguay partono dall’altro aeroporto di Buenos Aires. Prendo un taxi per il trasferimento. Il costo della corsa è di 500 pesos argentini o cinquanta euro. Il tassista è un argentino con genitori d’origine italiana. Mi racconta della crisi valutaria in Argentina, dove il governo non consente ai cittadini di detenere moneta estera. Ladecisione è conseguenza dell’inflazione al 40% annuo che falcidia i risparmi delle famiglie, le quali si difendono comprando valuta estera, prevalentemente dollari ed euro. Per questo, e per evitare l’alto deprezzamento della moneta e quindi l’aumento dell’inflazione, il governo ha deciso di limitare l’acquisto di valuta estera dei singoli cittadini. Mi dice che suo figlio studia in Spagna e che ha difficoltà a reperire gli euro quando deve andarci per studio. Con questa restrizione i cittadini si sentono meno liberi. Durante il tragitto mi indica il luogo dove la nazionale argentina si è allenata prima del campionato del mondo, nel quale è arrivata seconda dopo la Germania. Mi dice anche che quella sera stessa, in Germania, si disputerà la rivincita tra le due nazionali. Contano di rifarsi della sconfitta (in effetti la partita finirà con la vittoria dell’Argentina che batterà la Germania per 4 a 2). Gli chiedo della criminalità, mi dice che Buenos Aires è una città di 10,6 milioni di abitanti, che quindi è normale che ci siano fenomeni di piccola delinquenza con furti di cellulari o borse, ma che non si arriva all’omicidio come in Brasile. Passiamo davanti allo stadio del River Plate e al parco della memoria in ricordo delle 30.000 vittime della dittatura argentina. L’aeroporto si trova sull’estuario del fiume Plata, che ha un’estensione notevole. In quell’area l’acqua ha un colore nocciola per la presenza di fango in sospensione trasportato dal fiume. Arriviamo all’aeroporto Newbery attraversando autostrade piene di traffico. In un tratto di autostrada c’è la polizia che presidia un picchetto di lavoratori in sciopero, dopo i licenziamenti effettuati da parte di un’azienda che produce accessori per auto. Riesco a fare il biglietto per il volo delle 12.20 per Punta del Este. Appena arrivo, alle 13.10, mi fanno storie alla dogana per il grappino: i doganieri vogliono la fattura per farmi pagare una percentuale per l’importazione. Dico loro che l’ancora era nella mia barca e che la sto portando al mio amico per il nostro viaggio in Patagonia. Alla fine mi lasciano andare senza farmi pagare niente.

Tratta successiva arrivo a Piriapolis

Crociera in Patagonia

Murales dell’aeroporto di Madrid
Il mondo nelle tue mani a Madrid
In volo per Piriapolis

Il fiume Plata a Buenos Aires
Renzo Trenta

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