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Le prime guerre

Alle origini delle civilizzazioni.

La guerra. Alle origini delle civiltà.

Il testo è la traduzione del commento al video seguente:

https://youtu.be/FXrcgU4hHTA

Alle origini delle civiltà.

La mesoamerica che si estendeva dal Nicaragua al Messico è stata una delle grandi culle della civiltà, ma qui più che altrove la civiltà è nata in un vero bagno di sangue. 

Nelle foreste pluviali del Guatemala nel 2010 l’archeologo Tom Garrison fece la scoperta della sua vita. Come ogni archeologo Tom sognava di scoprire l’equivalente della tomba di Tutankhamon. Questo è quello che gli è successo mentre esplorano le rovine di un tempio. 

Tom Garrison e la sua squadra trovano in uno scavo una quantità impressionante opere d’arte mesoamericane, decidono di scavare più a fondo, colpiti da questo ritrovamento molto fruttuoso e curiosi di sapere cosa ci fosse in questo tempio. Hanno quindi scelto di scavare esattamente in questo posto; avevano scavato oltre un metro e mezzo in profondità, quando il terreno è crollato rivelando una cavità, la prima cosa che li colpisce è l’odore di morte che risaliva dalla cavità.

Hanno appena trovato una stanza segreta sigillata per 1600 anni.  Quando abbiamo illuminato questa cavità abbiamo trovato degli oggetti straordinari dalle ceramiche ai tessuti. Abbiamo capito che era un tomba reale, questo era l’ultimo luogo di riposo di un sovrano. Vi fu sepolto con tutti i onori e la sua tomba è adornata di oggetti delicati e preziosi, ma accanto al cadavere avevano anche depositato ciondoli in ceramica che nascondono un terribile segreto. I rinvenimenti sono stati fatti in tutta l’estensione della tomba.

Quando abbiamo sollevato il coperchio della prima tomba hanno visto delle ossa carbonizzate, allora hanno dato un’occhiata più da vicino. Hanno visto delle costole e dei denti minuscoli, abbiamo quindi capito senza nessun dubbio che erano resti  di un bambino. Si è scoperto che c’erano le tombe di sei bambini che sono stati sacrificati, due di loro erano stati decapitati.

E’ stato uno shock davvero terribile quando abbiamo scoperto questa tomba. Un gruppo di noi ha continuato ad esplorare l’area intorno al luogo portando alla luce una gigantesca costruzione difensiva che era nascosta sotto la vegetazione: ci siamo imbattuti in un sistema di fossati e bastioni probabilmente il più grande sistema difensivo che avessimo mai visto.

Una struttura perfetta alta 9 metri ci ha fatto pensare alle fortificazioni dei castelli medievali. Questa zona sembra essere stata la scena di un ciclo infinito di violenza e sacrifici: c’erano evidentemente conflitti endemici.

 La guerra e le nuove civiltà in formazione sono un’abbinamento inseparabile. Come spiegare questo collegamento? I primi germi della civiltà in Mesoamerica sono apparsi in una valle a caso nel sud del Messico. L’archeologo Jeff Rose visita il sito dove tutto ha avuto inizio. Nella grotta di Gilan a Kitz si presume che i cacciatori-raccoglitori sono gradualmente diventati agricoltori; hanno smesso di mangiare le piante selvatiche per intraprendere il processo di addomesticamento delle piante. Una delle più importanti fonti di cibo importante nella valle è una pianta chiamata teosinte, è un’erba selvatica che contiene cereali molto ricche di fibre di carboidrati e proteine, una ricchezza alimentare senza eguali. Gli archeologi l’hanno trovata nella grotta, i grani erano leggermente più ricchi di carboidrati. Segno che l’addomesticamento della pianta aveva avuto inizio, questo processo consiste nella selezione piante o animali dotati di caratteristiche interessanti, in questo caso specifico si selezionavano grani più grossi che sarebbero stati più nutrienti. La selezione durata diverse migliaia di anni ha prodotto pannocchie di mais con chicchi enormi.

Questo processo di selezione si è ripetuto esattamente nello stesso modo in tutte le civiltà, in Mesopotamia con cereali come orzo, frumento o segale e nella valle del Nilo con il sorgo e il miglio.

 Gli uomini arrivarono a coltivare una fonte di cibo sufficiente per garantire la sopravvivenza della loro civiltà. Ma questo addomesticamento genera un nuovo rapporto con la terra, gli uomini non possono più tornano indietro e sono costretti ad andare avanti e a cambiare le loro abitudini. Cambia loro esistenza nomade e smettono di muoversi in un dato territorio alla ricerca di cibo. Dovendo seminare e raccogliere e conservare il grano per tutta la stagione ora sono legati al terra in una posizione specifica. Quella terra diventa la loro terra, un buon terreno agricolo è molto apprezzato e va difeso a qualsiasi prezzo. Questo cambiamento è una svolta profonda nella organizzazione sociale dell’uomo. Qui a Ouaga il fenomeno è aggravato dalla geografia della valle. Capiamo che questo posto e stata la culla dell’agricoltura in mesoamerica. La verdissima vallata è attraversata da un corso d’acqua, allo stesso tempo è incastrato tra le montagne, ponendo un limite alle dimensioni del terreno coltivabile. Cosa succede in caso di cattivi raccolti? Gli abitanti del villaggio muoiono di fame, per evitare questo una delle soluzioni è razziare il villaggio vicino e saccheggiarlo oppure prenderne la terra.

L’agricoltura crea un nuovo mondo con ricchi e poveri dove le risorse del primo sono ambite da quest’ultimo, in un certo senso è loro situazione geografica che li ha spinti al conflitto.

Il cammino verso la guerra.

Lo scienziato Peter Thorne è uno specialista dell’evoluzione che applica le teorie di questo disciplina nello studio della cultura ed è convinto che i meccanismi di violenza hanno accompagnato la nascita della civiltà in mesoamerica, riprodotti anche in giro per il mondo in tempi diversi, basta pensare agli imperi romano e cinese, due grandi civiltà che hanno lasciato montagne di cadaveri dietro di loro.

Non è un caso che la guerra e la civiltà sono intimamente legate. La guerra non è solo una sfortunata conseguenza della civiltà; è la forza trainante dietro lo sviluppo di qualsiasi civiltà. Io chiamo questa creazione il motore distruttivo. Gli indù lo capivano bene: il dio Shiva li rappresenta entrambi, è distruttivo e creatore nello stesso tempo.

Questa è esattamente quanto avviene con la creazione della civiltà attraverso la distruzione. Perché la civiltà per Peter Thorne è una lotta per l’esistenza. I popoli di successo sono quelli che escono vittoriosi dalle guerre.

Guardando cosa è successo in passato possiamo rilevare che in quasi ogni situazione la concorrenza finisce in conflitto, ogni villaggio di contadini deve essere pronto a difenderti. La vittoria arriderà a chi può allineare il maggior numero di guerrieri sul campo di battaglia. Per fare la guerra dobbiamo reprimere il nostro istinto di sopravvivenza individuale e pensare soprattutto all’interesse di gruppo.

Le principali teorie evoluzionistiche affermano che siamo esseri egoisti, l’uomo è programmato per pensare prima a se stesso e alla propria sopravvivenza. Da questo punto di vista, per l’individuo non è logico andare in guerra, meglio evitare di combattere. Se si venisse uccisi in guerra non potrebbero trasmettere i loro geni alla generazione futura.

La difficoltà per un villaggio è quindi convincere gli uomini a combattere per la comunità, dovranno andare in battaglia dimenticando i loro interessi individuali a beneficio della sopravvivenza della comunità. Tutti devono collaborare e combattere. Ovviamente alcuni moriranno, senza il loro sacrificio la sopravvivenza del loro villaggio non potrà essere garantita, ne sopravviverà il loro modo di vivere e la loro cultura.

Secondo la teoria di Peter Thorne nulla rafforza la coesione di un gruppo quanto il ciclo della violenza, c’è una sorta di effetto valanga.

A questo punto gli agricoltori si uniscono per proteggersi dagli altri gli agricoltori, li aspettano nelle fattorie che poi si accorpano in paese e molto velocemente si formano le città fortificate per combattere le incursioni dei vicini.  La valle si divide in tre rami che si formano e si accorpano tremila anni fa; ciascun ramo era abitato da popolazioni rivali, ma finì che quello a nord della valle dominò gli altri due. Le rovine di cenere dimostra che una città fortificata è più facile da difendere che un villaggio e diventa ancora più potente in guerra.  Intorno al 700 a.C. la valle aveva 4000 abitanti e si considera che fra questi, mille viveva nell’agglomerato più importante del valle.

Yuki Wada è un’archeologa che guida gli scavi sul sito, secondo lei questi abitanti erano conquistatori. In un passaggio delimitato da due edifici pubblici abbiamo trovato una pietra scolpita che abbiamo battezzato “monumento 3”, questo monumento era la soglia di pietra del vano di passaggio. Per l’archeologo aveva una funzione, a lato del “monumento 3” c’e una sagoma di un uomo che ha gli occhi chiusi, al centro del suo petto c’è un simbolo circolare trilobata che rappresenta il suo cuore e si individuano anche rivoli del sangue che gocciola.  E’ molto probabile che quest’uomo fosse il capo di un altro villaggio fatto prigioniero e sacrificato. La sagoma  del sacrificio fu posta nella pietra della soglia all’ingresso, in modo che tutti coloro che la attraversavano passassero sulla figura del prigioniero. Era l’illustrazione del potere, tra i suoi piedi si possono distinguere i glifi che rappresenta il suo nome. Questi simboli hanno duemila e cinquecento anni, ed è uno dei i glifi più antichi scoperti il continente americano.

 Qui la storia inizia con un atto di guerra è lo stesso succede altrove nel mondo. Storie di guerra e di conquista sono scritte nei testi delle prime civiltà del vicino oriente antico Egitto e Cina. La storia è scritta dai vincitori. Gli storici spesso si chiedono quale fosse l’epoca più violenza che l’umanità abbia conosciuto.  Il 20° secolo e le sue due guerre mondiali o il medioevo con le crociate e le invasioni mongole.

Peter Thorne desidera chiarirlo una volta per tutte e per questo ha creato una rete di esperti responsabili della raccolta e dell’analisi dei dati. Secoli di dati archeologici vengono caricati su una banca di dati globali per studiare il tempi e luoghi. L’obiettivo è verificare le teorie sullo sviluppo delle civiltà, raccogliendo informazioni su qualsiasi tipo di indicatore, dalla costruzione di fortificazioni fino alle tracce di traumi sulle ossa, secondo gli indizi del periodo. Il più violento della nostra storia è stato quello dove gli uomini si stabilirono in modo stanziale ed erano tutti in guerra contro tutti, condizioni ideali per un ciclo di creazione distruttiva.

Secondo Peter Thorne in Cina e in tutto il mondo l’avvento dell’agricoltura e l’energia dei villaggi hanno generato violenza.

L’altro punto di vista è che la nascita della civiltà porta la logica della creazione distruttiva. Nella valle dove la civiltà è apparsa solo 2500 anni fa con il fondazione di una nuova città è una delle prime città costruite in Mésamerica. 

Marc Levin e l’archeologo che vuole capire come e perché questo sia avvenuto. La città è stata costruita non in fondo al valle ma su uno sperone roccioso che domina la valle.

Lo sperone è un luogo enigmatico di cui non sappiamo ancora molto, in particolare sulla sua origine. La sua squadra usa tecniche di telerilevamento per passare il sito su uno schermo. Questi scavi virtuali consentono di esplorarne le fondamenta senza scavare il suolo, grazie all’esame geofisico oggi possiamo vedere cosa che c’è sottoterra e prendere di mira i dettagli e i perimetri che a noi interessano, senza dover scavare intere aree. E’ come una laparoscopia che evita di aprire la gabbia toracica. La squadra dell’archeologo ha così scoperto sotto la spianata principale un grande edificio vecchio come la città. 

Solo fino a 500 anni prima di Gesù Cristo non c’era agglomerato qui in cima al monte. Sappiamo anche che il seminterrato è un banco roccioso irregolare lavorato in alcuni punti. I costruttori hanno dovuto ritagliarlo ottenere i blocchi di pietra necessari alla costruzione di edifici, altre persone  hanno dovuto riempire il terrazzo. La terra fu portata con canestri a forma di cestino dalle stesse persone, perché non c’erano animali da somma. Si pensava che governanti dispotici avessero fatto lavorare le persone in modo coercitivo.

Ora sappiamo che i cittadini comuni hanno costruito le loro piramidi, che tutti partecipano e che membri dell’élite hanno lavorato lì insieme e accanto agli uomini che trasportavano terra e ritagliavano i blocchi di pietra, c’erano anche gli architetti, era un sforzo collettivo. Perché gli abitanti si sono impegnati in un tale impresa? Perché hanno abbandonato il loro villaggi per costruire una città sopra la valle lontano dalla terra da coltivare e dalle risorse idriche. 

Dalla vetta del monte abbiamo un punto visione a 360° che si allungano sui tre rami della valle. Prima della fondazione della città le incursioni, le guerre e la violenza hanno causato perdite e distruzioni.

Questa popolazione ha finito per costruire questo complesso cercando di difendersi militarmente. Questa posizione dava loro un enorme vantaggio, la nuova città è una cittadella inespugnabile e diventa il capoluogo dello stato.

Il centroamerica è salito al rango di civiltà a tutti gli effetti dopo la fondazione della città. Questa capitale diventa il cuore di una cultura straordinaria. E’ un centro urbano crebbe con capi nobiliari e popolani. La sua organizzazione politica è completamente nuova rispetto alle precedenti; è una delle prime città più avanzare nelle Americhe, oggi c’è ancora un legame tra gli abitanti della valle devono e la loro capitale millenaria. La popolazione indigena della regione è di origine zapoteca, i suoi membri sono i discendenti di gli ex abitanti. 

La cittadella Zapoteca andava bene come fortezza difensiva, i guerrieri erano soddisfatti e protetti dalle sue mura. Il monumento che si erge nel mezzo della spianata centrale suggerisce che la civiltà zapoteca era esperta nell’arte della conquista. Questo monumento risale al periodo di espansione della città, ha una particolarità, le pareti sono adornate con blocchi di pietra incisi caratterizzati da tre elementi principali, il glifo Zapoteco cavalcato da un altro simbolo che corrisponde ad una figura che sorride che ha la testa gettata all’indietro, gli occhi chiusi, probabilmente quello del capo della città.

I simboli sembrano evocare un luogo conquistato dalla città, forse servì a commemorare la dominazione Zapoteca. Ma l’espansione di una civiltà non passa solo per il suo potere militare. Le conquiste portano anche idee e conoscenza diversa, una cultura nuova. Ovviamente nella valle si va alla ricerca di tracce di espansione della civiltà Zapoteca: nelle montagne a sud della valle ci sono pochi dati archeologici rilevabili.

E’ difficile conoscere la storia della città con la sua crescita, senza sapere di più sulle popolazioni in contatto con questa civiltà.

E’ necessario quindi esplorare questo terreno difficile sino a distanze di 80 km dalla città. Si inizia sempre eseguendo una ricognizione con un drone, in ogni spedizione si scoprono molti siti che non sono mai stati cercati: è incredibile quanto resta da studiare avendo, ad esempio, notano terrazze che sembrano gradini, scale sul fianco della montagna. Queste terrazze sembrano realizzate dall’uomo e devi assolutamente andare a vederle più da vicino.

Fino ad ora sono stati scoperti 91 nuovi siti con resti della cultura e del potere Zapoteco. Ovunque su queste montagne ci sono piatti di ceramica, a volte vasi rituali, che indicano con le loro piccole raffinatezze il collegamento tra questi luoghi e la città Zapoteca, dove troviamo ceramiche simili . Non ci aspettavamo di trovarle qui in mezzo al nulla, ma sono stati fabbricati o importati dalle persone che vi abitavano, questa è la prova che erano in contatto con gli abitanti della città.

Il potere di una civiltà è rafforzato dall’influenza che hanno esercitato nelle cose del vecchio mondo. Ha sempre funzionato così: la cultura, gli scambi, gli affari e le idee possono essere efficaci come un esercito. Oltre ai frammenti ceramici scoperti in collina si è cercato in altri luoghi per trovare altre tracce dell’espansione della cultura Zapoteca. Un giorno esplorando uno dei suoi siti la gente del posto mi ha parlato delle incisioni in una grotta; andiamo e vediamo una forma che con un design molto caratteristico che ci ha fatto subito pensare al civiltà in zapoteca.

Ci siamo convinti che questo simbolo era usata come segno, così come l’anfiteatro romano era il simbolo della civiltà romana, così questo simbolo rappresenta il potere Zapoteco. Su queste terre furono costruiti campi da  gioco che hanno avuto un ruolo centrale nella cultura Zapoteca. Non sappiamo esattamente quali fossero le regole del gioco, sappiamo però che giocavano due squadre rivali. I giocatori utilizzavano i fianchi e i loro piedi per mandare la palla in campo avversario. Una versione moderna di questo sport è ancora praticato. Il gioco era un rituale, un libero sfogo al proprio spirito competitivo, mentre rafforzano i loro legami. Erano principalmente i capi a giocare, era usato per raccogliere e unire, invitando gli abitanti di altre comunità al fine di porre fine alle controversie e ai conflitti politici.

George Orwell ha scritto che lo sport è una guerra senza le pistole; una vittoria in guerra dipende dai giusti equilibrio tra concorrenza e cooperazione. In una partita di calcio il punto fondamentale è che una squadra vince mentre l’altra perde; questa è l’essenza della concorrenza. All’interno di ogni squadra una lealtà molto forte e un senso di coesione rafforza lo spirito di concorrenza, ma questo deve essere incanalato e trasformato in desiderio di collaborazione. Immagina un giocatore che deve decidere tra due azioni possibili ma alternative, tentato un tiro per segnare il goal o passare la palla ad un compagno di squadra nella posizione migliore. Se tu segni di tirare ne riceverai una gloria individuale con il goal, ma se farai il passaggio sarà meglio per il collettivo.

Circa 400 studi statistici mostrano che le squadre che effettuano il maggior numero di passaggi vincono il maggior numero di partite. I giocatori che collaborano meglio sono i migliori concorrenti nello sport come in guerra o nella vita civile.  Nulla dura in eterno e quando un gruppo diventa potente finisce per essere troppo sicuro, si insinua così una cancrena che indebolisce la sua coesione interna. Quando capita i membri del gruppo si rendono conto troppo tardi del problema: serve molta maturità e coesione per rendere una società più efficiente e meglio organizzata.

Un nuovo ciclo di creazione distruttiva stava per iniziare, duemila anni fa nella città tutti avevano una situazione ideale di coesione e di potere, eppure quella civiltà stava per crollare. 

Marcus Winter è un archeologo che prova a ricostruire gli eventi che portarono alla fine del dominio della città. Un edificio in rovina dà direttamente sulla piazza principale, luogo sacro e luogo di mercato. In questo luogo si crede che vi fosse un corpo di guardie di soldati zapotechi per difendere l’accesso alla spianata. Quest’area è stata scavata e abbiamo portato alla luce circa 70 pezzi di proiettili quasi intatti, mancano piccoli pezzi solo sui lati, su questi pezzi la punte è rotta. Immaginiamo che i proiettili siano stati lanciati dal nemico e che si siano danneggiati mentre si schiantavano contro la parete del muro. La cosa interessante è che questi pezzi sono in ossidiana, ma non c’è una cava nella valle; in altre parole questo materiale viene da un’altra parte del Messico. Il ritrovamento di una tale quantità di pezzi suggerisce che non era una piccola incursione subdola guidata da pochi guerrieri, ma un attacco militare ben organizzato.

L’ossidiana è una roccia vulcanica vetrosa che si forma quando il magma si raffredda e si trova solo vicino ai vulcani. Il più attivo vulcano in Messico è il Popocatépetl, 300 km a nord-ovest di Waka. Alejandro Pastrana è uno specialista in ossidiana e del suo utilizzo in mesoamerica. L’ossidiana si trova a quaranta metri di profondità ed è molto pericoloso scavare delle gallerie che rischiano di crollare.

Molti minatori precolombiani accorrevano qui alla ricerca dell’ossidiana più pura di colore verde; l’ossidiana in questo caso, sia dal punto di vista chimico che del colore è unica e si trova solo qui in questa parte della cintura vulcanica.

L’ossidiana è una delle pietre più dure e più friabile che esista, è più affilato di un bisturi, è una roccia bellissima che si scheggia con una frattura perfetta con un bordo molto fine e molto affilato. 

I popoli del mesoamerica non lavoravano l’ossidiana, a loro piacevano i metalli più morbidi come rame, stagno, piombo, oro e argento. 

L’ossidiana era un materiale ideale per la fabbricazione di armi. L’ossidiana è caratteristica di una civiltà in particolare, quella di Teotihuacan. Questa città con il tempio gigantesco era dieci volte più grande della città Zapoteca di monte Alban. Grazie alle loro armi dotate di punte in ossidiana godettero di un vantaggio schiacciante sui loro nemici.

I soldati lanciavano il giavellotto a lunghe distanze utilizzando uno strumento di legno, una piccola arma facile da trasportare, abbastanza facile da creare e mortale in una battaglia contro un nemico. Con la pratica i guerrieri possono spingere il giavellotto molto lontano con un grande precisione.

Immaginiamo un esercito di soldati sul bastione lanciare un numero molto elevato di giavellotti, con forza e velocità incredibile, che infliggono terribili perdite al nemico. Con il gruppo propulsore il giavellotto infligge colpi mortali, senza questa arma sarebbe necessario impegnarsi in un corpo corpo. La punta del giavellotto lanciato si rompe e si conficca nell’osso, possiamo immaginare l’emorragia che avrebbe indotto su un animale vivo; è davvero un’arma fenomenale. Le truppe equipaggiate con il clac (supporto per il lancio del giavellotto) dovevano avere un potere incredibile. Sembra che i conquistatori furono loro stessi conquistati da una civiltà più potente, spinta da una sete di potenza più forte e dotata di una tecnologia più efficiente. 

Lo stesso schema Teotihuacan si è ripetuto nei secoli in tutto il mondo con l’arco, il cavallo, il cannone e la bomba atomica.

Mentre la guerra avanza la civiltà del progresso tecnico si estende nella mesoamerica, questo è l’esempio perfetto di creazione distruttiva ed è l’illustrazione di un processo molto più generale, da noi riscontrato nel corso della storia in tutte le regioni del mondo. La società che dimostra di essere migliore in questo il gioco conquista e assorbe gli altri; la crescita si ripete più e più volte, ma alla fine una civiltà finisce di raggiungere un punto in cui non può più svilupparsi solo con la forza bruta e deve quindi fare alleanze. Questo è quello che è successo in mesoamerica, dopo aver conquistato gli Zapotechi, Teotihuacan guarda ad est verso le foreste umide dell’attuale Guatemala, la culla della civiltà Maya. 

1700 anni fa i Maya fondarono la loro città-stato rivaleggiando tra loro. Teotihuacan sfrutterà la loro divisione. Nel 2010 Tom Garrison ha portato alla luce la tomba reale su un sito Maya ancora sigillata. Da allora ha continuato a cercare presso le colline circostanti. La tecnologia lidar permette di rimuovere digitalmente la vegetazione per guardare sotto le rovine che scopre. Nel settore settentrionale della valle sono presenti moltissime strutture che noi non avevamo mai individuato. L’obiettivo di quella stagione di scavi era d’identificarne alcuni, così ci si è imbattuti in questo tempio nel mezzo di giungla. Purtroppo questi scavi mostrano che i saccheggiatori ci hanno preceduto, ma almeno ci permette di vedere la sezione di come appariva l’edificio nell’era Maya. Una figura trovata negli scavi mostra una particolarità, un susseguirsi di linee oblique e cornici, segni che non sono in stile architettonico Maya ma di quello di Teotihuacan, ciò significa che i Maya di questo regione aveva iniziato ad adottare la cultura Teotihuacan. Questa è la prova dell’influenza della cultura di Teotihuacan esercitata sulla cultura Maya, ma questo non è il solo indizio di influenza. Tra i riti funerali osservati nella tomba reale Maya scoperto da Tom Garrison, c’è il sacrificio e la decapitazione del bambino, rito rappresentativo della cultura di Teotihuacan. Ancora una volta questo è un segno che anche lì i governanti locali avevano adottato alcune tradizioni della superpotenza messicana, legando il loro destino a quello di Teotihuacan scommettevano sul fatto che ciò assicurava il futuro del loro regno.

Qual è il motivo per cui Teotihuacan è pronta a condividere la loro cultura e offrire la loro protezione. Il vero scopo era quello di affermarsi nella giungla per stabilire una base da cui potevano continuare ad espandersi; qui dominavano la vallata, i re maya d’Alzonne avevano sicuramente la sensazione di essere al sicuro dentro i loro palazzi fortificati. Perché avevano bisogno di essere protetti? 

Ebbene se noi guardiamo a est, a 20 km da qui c’è Tikal la più grande Città Maya mai costruita, una minaccia per il regno d’Alzonne. La loro rivalità è continua, ad è rintracciata negli antichi testi maya. Nel 378 d.C. c’è un attacco di Teotihuacan a Tikal. Il 14° re di Tikal grande zampa di giaguaro è  il più potente sovrano Maya del suo tempo, ma il suo mondo cadrà a pezzi. La sua fine è in arrivo ed è un uomo di nome Siaka a portare fuoco e distruzione.

Un generale di Teotihuacan che cammina su Tikal per rovesciare la dinastia regnante: il giorno dell’arrivo di Siaka Katic è la metafora maya della morte.  Un nuovo ordine è stabilito nel pianure, vediamo ancora una volta la distruzione di una civiltà grande e potente, a cui segue il catalizzatore del cambiamento. Il progresso non è solo conquista. Questo attacco provoca il caos nella regione, la pace è finita. Con il tempo la pace è ristabilita nelle città Maya con il governo di Teotihuacan; la civiltà rifiorisce e prospera sotto l’autorità di Teotihuacan.  Le pianure Maya vivranno una vera età dell’oro, ingegneria, astronomia e commercio si sviluppano grazie alla pace imposta nella regione. Questo è uno dei principi universali della civiltà, un ciclo eterno di caos, di violenza e di successivo ordine; ciò che è vecchio deve morire per cedere a qualcosa nuovo.   

Studiamo il passato principalmente per capire meglio il presente e il futuro, e l’idea che emerge chiaramente dalla nostra analisi della storia è la seguente: la civiltà e la guerra sono inseparabili, la civiltà non può esistere senza guerra. 

Che ci piaccia o no la civiltà ha sempre avuto bisogno della guerra. La guerra è un motore di progresso tecnologico e rafforza i legami tra individui quindi non c’è da meravigliarsi se noi non siamo in grado di sbarazzarsi di questa cattiva abitudine e anche quando riusciamo a deporre le armi continuiamo comportarci come se fossimo in guerra, nello sport, in politica e negli affari.  Le regole che si applicano all’evoluzione culturale hanno bisogno della creazione distruttiva e la guerra è solo una di queste dimostrazioni. Possiamo sicuramente affermare che non è necessario uccidersi a vicenda per raggiungere questo risultato, dalla notte dei tempi lo scenario però è sempre lo stesso.  Serve cooperazione, concorrenza e conquista: questa è la civiltà.


Quetzalcóatl
Serpente dalle piume preziose  è una delle divinità più importanti della 
cultura mesoamericana. Da wikipedia.

Renzo Trenta

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