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Crociera 2014 in Patagonia, 18 e 19 settembre, sosta a caletta Valdes e arrivo a Puerto Madryn, Argentina)

Navigazione verso Puerto Madryn e incontro con le balene franche australi.

Al mattino cala il vento e andiamo di nuovo a motore, anche per contrastare la forte corrente di 3 nodi che porta verso sud mentre noi ci avviciniamo all’ingresso di caletta Valdés da est verso ovest, con vento di bolina mure a sinistra. La caletta Valdés si trova all’interno di una lunga linea di sabbia che protegge la costa il cui unico accesso non è ben segnato dalle carte. Le carte ufficiali sono state rilevate molti anni fa mentre le foto satellitari di Google, che sono più recenti, segnalano l’apertura a circa un miglio di distanza. La penisola di Valdés è una riserva naturalistica dove non è possibile accedere se non con le autorizzazioni dei ranger che ne tutelano l’integrità e la conservazione. Nel nostro portolano è indicata la possibilità di entrare nella caletta, ma non di sbarcare a terra. Pensavamo di entrare nella caletta e trascorrere due giorni in attesa che passasse il brutto tempo in arrivo. Danilo aveva preparato uno strumento portatile per misurare la profondità nel passaggio d’ingresso nella caletta, da utilizzare con il gommone prima di entrarci con la barca. Il metodo è quello classico della marineria a vela di esplorazione per verificare i bassi fondali nelle aree sconosciute. Si mandava in acqua una scialuppa con degli uomini che verificavano con lo scandaglio la profondità delle acque e solo successivamente la nave procedeva sulla base delle loro indicazioni. Danilo voleva fare la stessa cosa con l’ausilio del GPS, con il quale tracciare la rotta di ingresso. Arriviamo sul posto e ancoriamo fuori l’insenatura. Dalla barca individuiamo uno specchio d’acqua in cui non si creano frangenti: probabilmente è il punto di passaggio. Per procedere attendiamo l’alta marea che sarà massima alle 17.00. Ci sentiamo chiamare al VHF dai ranger, spieghiamo le nostre intenzioni e ci dicono che non è possibile neanche entrare nella caletta Valdés: hanno reso più restrittivo l’accesso alla riserva. Siamo a non più di 300 metri dal passaggio e dalla spiaggia, ancorati in un fondale di 8 metri. Nonostante tutto sulla spiaggia si vedono le colonie di foche e di leoni marini che ruggiscono e noi ci godiamo lo spettacolo, il silenzio e questa natura selvaggia. Del resto abbiamo avuto fortuna: il tempo ci assiste, il sole splende e non c’è vento. Sulla riva si sente il rumore della risacca che si infrange sulla spiaggia. Bello, davvero. Proprio bello. Anche se dobbiamo rinunciare alla visita alla caletta Valdés, mi chiedo: “Quando mai si potrà trovare una condizione più favorevole?” Decidiamo di partire dopo pranzo per Puerto Madryn. Danilo prepara un risotto ai funghi e mangiamo in pozzetto, godendoci la pace e il silenzio dei luoghi. Dopo ci mettiamo a riposare, Danilo all’interno della barca e io steso in pozzetto, al sole. Mi appisolo. Ad un tratto un rumore di aria soffiata, espulsa con forza, mi sveglia di soprassalto. Mi giro verso terra e vedo vicino alla barca una balena franca australe di 15 metri che ci guarda a non più di 7 metri di distanza. Non è sola: c’è un’altra compagna al suo fianco. Ha sul muso escrescenze calcaree. Io prendo l’iPad e faccio delle foto e un video, mentre Danilo alza la deriva e il timone per evitare danni in caso di urto. Passano a non più di tre metri da noi, immergendosi e risalendo in superficie con molta calma, come a dirci: “Non vogliamo farvi del male, state tranquilli”. Più in là scorgiamo una terza balena che le accompagna. Rimaniamo a guardarle affascinati e immobili, senza fare nulla, in attesa che si allontanino. Si dirigono a nord, lungo costa, con calma, placidamente. Restiamo in silenzio senza parole. Che meraviglia questo contatto con la natura, valeva proprio la pena di venire fin qui per vedere questo spettacolo. E pensare che ancora oggi ci sono alcune nazioni che danno la caccia alle balene e le abbattono senza pietà. Una volta lo facevano per il grasso di balena, ora lo fanno per le carni.

Dopo questa impagabile esperienza salpiamo e ci mettiamo in viaggio verso il golfo circolare di Madryn. Probabilmente andremo in un’insenatura posta a nord est del golfo perché il Porto di Madryn non offre sufficienti garanzie di protezione con vento da nord. Lungo il percorso passiamo paralleli alla costa e vicini alle spiagge che si trovano solo dopo le falesie, non troppo alte, che delimitano la penisola Valdés. Le spiagge sono disseminate di centinaia e centinaia di esemplari di leoni marini e di foche. Sono a gruppi per specie e non si mescolano tra loro. Andiamo a vela con poco vento; facciamo i 3 nodi di velocità; sentiamo chiaramente le onde che si frangono sulla riva e il vociare di questi animali che sembrano bagnanti litigiosi in una spiaggia assolata di settembre, quando tra un ombrellone e l’altro ci sono spazi liberi e la calca non è eccessiva. Si sentono brontolii, richiami gutturali, ogni tanto dei ruggiti, degli ululati e un abbaiare sommesso e diffuso. Questi rumori ci giungono amplificati dalla scogliera che fa da cassa armonica riflettente. Nella calma più totale si vedono uccelli neri abbastanza grandi, con il becco bianco, posati sull’acqua. Riconosco un cormorano che si immerge per pescare. Andiamo piano per rispettare questo angolo di paradiso, anche se dovremmo accelerare per evitare di arrivare di notte alla baia di destinazione. Ci vorranno 70 miglia di navigazione. Per tutta la notte andiamo a motore sino a quando entriamo nel golfo di Madryn. Abbiamo il vento contro da 15 nodi mentre boliniamo con randa e genoa. Superato l’ingresso del golfo decidiamo di andare al Porto di Madryn, in fondo al golfo, verso ovest anziché nell’insenatura posta a nord-est del golfo, perché è previsto vento da sud per oggi e domani. Arriviamo dopo 90 miglia di navigazione verso le 11.00 del mattino.

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Puerto Madryn è una città nel nord-est della provincia di Chubut, in Argentina, a capo del dipartimento di Biedma.
È considerata la porta di accesso alla penisola di Valdés, dichiarata nel 1999 Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. È uno dei centri turistici più importanti dell’intera regione e del Paese, considerata anche la capitale nazionale delle immersioni.

Nel 1862, Love Jones-Parry e Lewis Jones furono nominati per recarsi in Argentina per conto della Emigration Society di Liverpool per negoziare con il Ministro degli interni argentino, Guillermo Rawson, e ispezionare possibili luoghi per un insediamento gallese.

Dopo aver stipulato un accordo con il governo argentino, Love Jones Parry e Lewis Jones iniziarono un viaggio esplorativo attraverso le terre della Patagonia su una piccola nave chiamata Candelaria. A causa di una tempesta, la nave spiaggiò in una baia, più tardi conosciuta come Golfo Nuevo, proprio dove ora sorge Porto Madryn. Quando i due gallesi rientrarono nel loro Paese, manifestarono alla comunità tutto il loro entusiasmo e riferirono particolari meravigliosi di quelle terre, tanto da suscitare la curiosità di tutti.
Partì così la spedizione di 162 gallesi alla volta della Patagonia e a bordo della nave Mimosa. Salparono il 28 luglio 1865 nel Golfo Nuevo: chiamarono la città nella baia Porto Madryn, in onore di Sir Love Jones Parry, la cui tenuta in Galles era chiamata “Madryn”. Man mano, l’insediamento dalla città si allargò lungo il fiume Chubut. Dopo l’arrivo della ferrovia, la città fu collegata alla città di Trelew (paese di Luis: Tre, in gallese significa paese e Lew, in onore di Lewis Jones). Durante i primi anni ottanta dell’Ottocento il governo argentino decise la costruzione di capannoni nel porto.
I primi immigrati furono, quindi, i colonizzatori gallesi e da allora italiani e spagnoli furono le comunità che più popolarono l’area.
La comunità boliviana rappresenta, invece, l’8% secondo i dati ufficiali dell’ultimo censimento. C’è anche un’importante migrazione dal nord e dal centro del paese e dallo stesso sud.
Oltre al turismo, l’economia si basa anche sulla produzione di alluminio: nel 1970 fu fondata in città la società ALUAR (Alluminio Argentino), vista la posizione favorevole del porto per le esportazioni e le importazioni che avvengono via mare. L’azienda impiega più di 1.700 persone ed è l’unico produttore di alluminio primario nel paese e il più grande del Sud America.

Tratta successiva porto Madryn

Tratta precedente video incontro con balene franche a caletta Valdes

Leoni marini nella Caletta Valdes
Punta Delgada a caletta Valdes
Leoni marini sulla spiaggia a caletta Valdes
Balena franca australe a caletta Valdes
Balena franca australe a caletta Valdes
Balena franca australe a caletta Valdes
Due balene franche australi a caletta Valdes

Balena franca australe a caletta Valdes
Arrivo a Puerto Madryn con balenottera

Renzo Trenta

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