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Crociera 2014 in Patagonia, 11 e 12 settembre, preparativi e partenza per Quequén, Argentina)

Partiremo stanotte alle 3.00 per arrivare a Quequén a 70 miglia

Ci svegliamo e Danilo va a fare le pratiche di uscita in Prefettura e alla dogana. Io faccio il bucato, prima di andar via deve essere tutto pulito. Partiremo stanotte alle 3.00 per arrivare a Quequén a 70 miglia e poi a caletta San Blas per altre 220 miglia. Dobbiamo approfittare di una finestra di vento favorevole e moderato. Impieghiamo la mattinata a montare il timone a vento e a regolare il comando della marcia avanti che difettava. A pranzo andiamo al ristorante vicino al porto, dove mangiamo una buona paella di mare per 350 pesos, circa 10 euro. Nel pomeriggio montiamo a prua il grappino che ho portato dall’Italia fissandolo con la catena all’ancora principale, in modo da essere pronto all’uso. Ci riposiamo e attendiamo la partenza, dopo una cena leggera.

12 Settembre

Sono le 3.00 di mattina e ci svegliamo pronti a partire verso il sud dell’Argentina. C’è poco vento, non facciamo colazione proponendoci di farla più tardi, al sorgere del sole. Molliamo gli ormeggi e ci dirigiamo verso l’uscita. Prima della partenza avvisiamo via radio la Prefettura e la guardia al cancello. Quest’ultima chiude l’ingresso allo YCA. Non abbiamo pagato nulla per l’ormeggio: hanno la buona abitudine di accogliere le barche in transito senza far pagare nulla per una settimana. Siamo al centro del porto, diretti verso l’uscita, quando notiamo un problema all’afflusso del gasolio al motore: non riusciamo ad accelerare. Danilo cambia l’alimentazione del gasolio prelevandolo da un altro serbatoio e il motore si avvia regolarmente. All’uscita del porto troviamo delle onde lunghe, dovute ai bassi fondali: ci dirigiamo verso 150 gradi bussola per superare un basso fondale prima di prendere la nostra rotta a 235 verso Bahía San Blas che dista 270 miglia a sud. Mettiamo il genoa completamente aperto con vento al gran lasco di 13 nodi, procedendo a 4,5 nodi senza motore. Io comincio il primo turno. Dopo un’ora ci dirigiamo verso 235 gradi bussola, il vento passa al traverso e rinforza sino a 20 nodi, procediamo a 5/6 nodi di velocità. Mettiamo il pilota a vento, che è meno preciso di quello elettrico, ma consumiamo meno energia elettrica. Alle 7.00 giunge l’alba che rischiara un mare di un verde scuro con onde che cominciano a formarsi. Sveglio Danilo e vado a dormire. Quando mi alzo, alle 10.00, le condizioni sono cambiate. Mi preparo il caffellatte ma non riesco a berlo perché dobbiamo badare al vento che rinforza a 30 nodi, gira a bolina e ci costringe a ridurre il genoa. Compiuta la manovra faccio finalmente colazione. In queste condizioni il timone a vento fatica a tenere la rotta. Riattiviamo il pilota automatico. Cerchiamo di tenerci sotto costa per ridurre l’onda che incrociamo. Passiamo a 4 miglia da terra e ci avviciniamo a Quequén. Alle 13.00 mancano 22 miglia. Danilo vede le previsioni meteo: nella notte è previsto vento di bolina, quindi converrà sostare a Quequén che si trova a 70 miglia da Mar del Plata. Domani il tempo dovrebbe migliorare e restare stabile per diversi giorni. Mancano 14 miglia a Quequén. Danilo sente odore di gasolio e controlla la sentina. Nota che si sono riversati due litri di gasolio a causa di una valvola di ritorno aperta nella postazione dove ci sono le saracinesche che consentono di chiudere e aprire uno dei due serbatoi di alimentazione. Chiusa la saracinesca togliamo il gasolio dalla sentina e lo mettiamo in due bottiglie di plastica. Capiamo che in mattinata il motore si era fermato a causa di questo guasto alla saracinesca. Viene da considerare quante cose possono succedere in una barca: si è sempre attivi perché c’è sempre qualcosa che si danneggia e che bisogna riparare. Più le barche sono vecchie o complicate dal punto di vista tecnologico più il fenomeno si amplifica. È una continua fatica di Sisifo ed è forse per questo che i velisti sono considerati dei masochisti. Mancano 6 miglia a Quequén e il vento sul muso arriva a 33 nodi. Mettiamo motore e con la vela di trinchetta cerchiamo di risalire verso la meta. Dovremo fare dei bordi per infilarci nella protezione del porto. A due miglia e mezzo dalla costa si alzano delle onde fastidiose che bagnano la coperta e sollevano degli spruzzi che raggiungono il pozzetto. È la seconda volta che le previsioni meteo cambiano dopo la nostra partenza, portandoci in questo caso vento di bolina più forte del previsto, mentre le previsioni di ieri lo davano al traverso. Dovremo fare più attenzione per evitare problemi. Entriamo nel porto. Sul molo a sud, sulla punta estrema, c’è una colonia di foche che sembrano tante sirene al bagno. Più avanti, più al riparo, c’è una spiaggia con i leoni marini. Ci passiamo a fianco e sentiamo chiaramente i loro richiami che sembrano, appunto, ruggiti di leoni. Nel porto ci mettiamo in quarta fila dopo tre pescherecci. Ci dirigiamo verso terra con l’intenzione di andare a vedere i leoni marini; chiediamo informazioni alla dogana per capire dove si trova il passaggio. Ci fanno capire che dobbiamo fare le pratiche di ingresso con gli uomini della Prefettura del porto. Li chiamiamo e poco dopo arrivano. Per fare le pratiche bisogna aspettare il giorno successivo, quando gli uffici apriranno. Danilo comunica che ripartiremo alle 4.00 di notte, quindi non potremo fare le pratiche. Alla fine decidiamo di andare ad ormeggiare fuori dal porto. Molliamo gli

ormeggi e ci posizioniamo appena fuori dal porto, ancorandoci vicino alla spiaggia. Poco dopo alcuni uomini arrivano con un mezzo della Prefettura e ci dicono che non possiamo stare lì perché impediamo le manovre delle navi. Dobbiamo spostarci o entrare in porto. Riusciamo a convincere il responsabile della Prefettura che è necessario fare le pratiche entro le ore 4.00 del mattino per poter partire per il sud. Togliamo l’ancora e rientriamo in porto, ormeggiando di nuovo sul peschereccio in quarta fila. Vengono in barca gli impiegati della Prefettura, compilano di nuovo tutti i moduli con gli stessi dati di Mar del Plata, perdendo un sacco di tempo; li fanno firmare a Danilo e ci dicono che ripasseranno a portarci la nostra copia. Nel frattempo mi metto a cucinare la pasta con il tonno e mangiamo la carne dell’asado che era rimasta da Mar del Plata. Alle 10.00 ci portano la copia dell’autorizzazione e possiamo andare finalmente a dormire.

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Quequén è una località balneare della provincia di Buenos Aires, situata sulla costa atlantica, che fa parte del comune di Necochea. Ha 14.524 abitanti (censimento del 2001) ed è uno dei principali porti cerealicoli dell’Argentina. Si trova sulle rive del fiume Quequén Grande, una parola che deriva dalla lingua dei popoli originari (Puelches), Kem Ken (alti burroni).

I primi europei ad arrivare in queste terre furono alcuni soldati che accompagnarono Juan de Garay, secondo fondatore di Buenos Aires, in una spedizione a sud del fiume Salado nel 1582.
Garay ha descritto queste terre come fertili e ha evidenziato la ricchezza del bestiame che l’area presentava.

Il primo esploratore e cartografo regionale, il gesuita Cardiel nel suo famoso viaggio al Rio de los Sauces (1748), colpito dalle scogliere del Gran Quequén scrisse nel suo diario: “un altro fiume Barrancas più profondo e più alto”. Nel 1748 il missionario inglese Thomas Falkner della Compagnia di Gesù ha riconosciuto la necessità di costruire un porto alla foce del fiume Quequén Grande per una migliore comunicazione tra la costa e l’interno della provincia di Buenos Aires.

Tratta successiva navigazione verso Baia San Blas

Tratta precedente sosta a Mar del Plata

Elicottero della base navale di Mar del Plata
In navigazione verso Quequén
In navigazione verso Quequén
In navigazione verso Quequén
Il porto di Quequén
Leoni marini a Quequén
In porto a Quequén
Renzo Trenta

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