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Crociera 2014 in Patagonia, 14, 15 e 16 settembre, Bahía San Blas. Argentina)

Sosta a Baia San Blas il paradiso dei pescatori.

La mattina la situazione è la stessa del giorno precedente, ma cala il vento e mettiamo motore per recuperare la strada persa durante la notte. Man mano che ci avviciniamo a Bahía San Blas il vento viene sempre più di bolina e siamo costretti a fare qualche bordo. Anche oggi il sole splende in cielo e il mare è calmo; l’aria, però, è più fresca. Pranziamo con risotto e zucchine.

Siamo a poche miglia dall’arrivo quando ci imbattiamo in una corrente contraria di 2 nodi e vento a sfavore, fortunatamente con forza in calo. La terra non si vede: ha un profilo molto basso, ma sappiamo che di fronte a noi c’è la pampa pianeggiante dell’Argentina. Quando arriviamo all’imboccatura della laguna che ci porta a Bahía San Blas la marea montante ci facilita e ci porta a destinazione con 2 nodi di corrente a favore; il vento manca completamente. Arrivati a destinazione ci ormeggiamo su una boa di fronte al villaggio di San Blas seguendo le indicazioni della Prefettura. Domani ci dedicheremo alle pratiche di arrivo. Ceniamo con cavolo lesso e formaggi. Il posto è molto particolare: la marea è nel momento di stanca e c’è un silenzio che ci sembra irreale dopo tutti questi giorni di navigazione. Niente vento, niente sciabordio dell’acqua, qualche uccello marino in volo e un tramonto rosso fuoco dietro le file di case del villaggio, aria pungente. Leggiamo un po’ e poi andiamo a dormire.

15 Settembre

Sveglia e colazione. Prepariamo il barchino pieghevole che ci fa da tender, che è simile al modello Mariposa, e che si trova riposto e legato sui candelieri, sulla fiancata destra della barca. Per aprirlo e inserire i pezzi di legno che fanno da panca dobbiamo fare un po’ di manovre. Lo leghiamo alla drizza di randa e lo solleviamo con un verricello per metterlo in acqua. Ci prepariamo: io metto gli stivali perché a riva non ci sono pontili e mi porto anche il salvagente perché se dovessi cadere in acqua con gli stivali non riuscirei a stare a galla. Danilo, invece, preferisce togliersi le scarpe e le calze, se necessario si bagnerà i piedi. Questa diversa impostazione nell’affrontare i problemi non è casuale: Danilo prende di petto i problemi e li affronta a mani nude; io preferisco ragionarci ed usare mezzi di protezione o attrezzi che mi vengano in aiuto. Danilo non usa i guanti; io sì. Lui preferisce formarsi i calli che renderanno le sue mani più forti; se deve svitare la caffettiera calda lo fa resistendo al calore. Io raffreddo la caffettiera con l’acqua. Queste impostazioni denotano una filosofia di vita completamente differente. Ovviamente lui è più allenato e resistente alla fatica e io meno, ma questo non mi impedisce di fare le stesse cose, magari impiegandoci un po’ di tempo in più. Andiamo a riva portando con noi la spazzatura e un bidone da riempire di acqua. La corrente di marea uscente ci fa derivare di 50 metri rispetto alla posizione della barca, ma più ci avviciniamo a riva più la corrente diminuisce e con i remi riusciamo a risalire la posizione sino al traverso della barca rispetto alla riva. Raggiunta la spiaggia ghiaiosa, io che ho gli stivali scendo dalla barca e la porto a secco. Questa volta Danilo non deve bagnarsi i piedi in quell’acqua non proprio calda.

Andiamo alla Prefettura che è situata proprio dove siamo sbarcati e compiliamo i moduli per le pratiche di ingresso. Questa volta inseriamo tutti i dati, esclusi quelli variabili che sono relativi alle date e ai luoghi di partenza e arrivo. Quindi faccio delle fotocopie in un negozio lì vicino, così le prossime volte perderemo meno tempo nella compilazione dei moduli. Gentilmente ci viene concesso di usare un rubinetto della Prefettura per riempire il nostro bidone di acqua. Lo portiamo vicino al barchino, poi facciamo una passeggiata ed entriamo in un negozio di alimentari per fare la spesa. Compriamo un pezzo di carne di arista di maiale, verdure, pane e dolci. Io compro per me una lampada frontale da pescatori: è molto utile in barca per le manovre notturne. Quella che avevo prima faceva poca luce e aveva le batterie scariche. Rientriamo in barca per sistemare la spesa e scaricare il bidone. Ora che abbiamo l’acqua a disposizione ne approfitto per fare una doccia, intanto Danilo cucina metà della carne, tagliandola a fettine, e prepara le patate scottate in padella. Riposo dopo pranzo in pozzetto e mi scaldo al sole, riparandomi dal vento fresco. Verso le 15.00 andiamo di nuovo a riva per collegarci a una rete WIFI. Ce ne hanno indicata una che appartiene a un hotel distante cinque quadre dal nostro punto sbarco. Qui in Argentina le quadre sono sezioni di strada delimitate da due traverse, in pratica corrisponderebbero a un isolato. Andiamo all’hotel, prendiamo una birra scura e ci facciamo dare la password del WIFI. La birra è una via di mezzo tra la spuma e una birra. Io scarico i giornali, operazione che non riuscivo a fare da diversi giorni. La linea è lenta e ci vuole molto tempo. Danilo rientra in barca per cambiarsi e fare la sua corsa abituale; io continuo a scaricare i giornali. Finita la birra ordino un mate e una fetta di torta. Il mate è una bevanda tipica sudamericana, estratta dalla pianta che ha lo stesso nome. È come il tè e si prepara come il tè, con infuso di foglie e acqua calda, ed è servito in un contenitore a forma di pipa con cannuccia e thermos di acqua calda. Si versa l’acqua calda nel contenitore dove si trova il mate triturato e poi si può sorbire con la cannuccia. Il gusto è amaro e va zuccherato a piacere. Lo assaggio, ma non mi piace e devo aggiungere parecchio zucchero per renderlo accettabile. Il mate è leggermente eccitante perché contiene caffeina, è un diuretico e viene usato nelle Ande contro il “soroche” o mal di montagna. In Argentina e in Uruguay molte persone si portano in giro il pentolino con il mate e un thermos. Quando cade la linea WIFI la proprietaria mi dice che succede quando cala la marea (strana coincidenza) o c’è un sovraccarico della linea. Esco e vado in spiaggia a vedere i pescatori lungo la battigia. Vedo un cartello informativo: siamo a Bahía San Blas nella Patagonia Argentina. Più interessante è un monumento dedicato ai pescatori, in relazioneal quale una targa rivela che quel posto è proprio il paradiso dei pescatori, voluto da Dio per loro. Raggiungo i pescatori: sono uno vicino all’altro e ai loro ami abboccano pesci abbastanza grandi che peseranno intorno ai 500 grammi il pezzo. Mi dicono che quella è l’ora migliore per pescare, perché i pesci vengono a riva per mangiare. Un pesce simile a una spigola, che loro chiamano cornalito, viene pescato usando un pezzo di sardina come esca.

Danilo termina la sua corsa e rientriamo in barca. Faccio il bucato e quando Danilo va a fare la doccia metto su il brodo. Per cena ne prendiamo una tazza ciascuno e lo accompagniamo con la carne, le patate, le carote e la cipolla che ho utilizzato per cucinarlo in pentola a pressione. Domani con il resto del brodo cucineremo i tortellini. Sparecchio e vado a scrivere il diario, poi a dormire.

16 settembre

Mi sveglio e mi alzo con calma. Oggi il tempo è cambiato, ci sono nuvole e vento moderato da nord-ovest, alla boa si beccheggia di più. Sarà un problema andare a riva con questa ondina che si è formata. Vedremo. Dovrebbe calare il vento nel pomeriggio. Ho finito di leggere il libro Un’idea di felicità di Luis Sepúlveda e Carlo Petrini. Tra le tante cose interessanti ho letto una valutazione di Sepúlveda su come l’asado è preparato in Argentina e in Cile. Gli argentini, quando cucinano le carni alla griglia, condividono le conoscenze culinarie: chiamano gli amici che si radunano intorno alla griglia, così da imparare i trucchi del cuoco, padrone di casa. In Cile, invece, preparano l’asado come se si custodisse chissà quale segreto, con una sorta di edonismo privato che è davvero specifico dei cileni. La diversità dipende dal differente valore attribuito alla socialità: quella argentina è diversa da quella cilena. Gli argentini hanno una tendenza a condividere tutto quello che fanno, conseguenza di una cultura europea più evidente, perciò, durante la fase di apprendimento, socializzano molto di più dei cileni.

Pranziamo con i tortellini al sugo. Nel primo pomeriggio cala il vento e torna il sole. Andiamo a riva con il barchino e da lì raggiungiamo a piedi il ristorante dove c’è il WIFI. Purtroppo è molto nuvoloso e il segnale viene e va: non riesco a scaricare il giornale. Facciamo una passeggiata e rientriamo in barca portando due bidoni d’acqua pieni. Non riusciamo, invece, a rifornirci di gasolio perché al distributore non hanno il diesel euro, più raffinato, ma solo il diesel max, meno raffinato e più denso. Faremo gasolio al porto di Madryn. Io resto in barca a leggere e Danilo va a fare la solita corsa in paese. Questa volta ha intenzione di andare verso l’interno, lungo una strada in terra battuta, per verificare cosa c’è nella prateria retrostante il paese, già piccolo di suo. Quando rientra dice di aver visto solo campagna a perdita d’occhio, senza costruzioni o fattorie, dove campeggia solitaria una palificazione telefonica lungo la strada. Nel rientrare, invece, ha trovato una discarica per lo scarto nella pulizia dei pesci, con un puzzo insopportabile e una montagna di gusci di ostriche. Ceniamo con tortellini in brodo e poi andiamo a dormire.

Tratta successiva verso caletta Valdes

Tratta precedente navigazione verso Baia San Blas

Baia San Blas
Alla boa della baia San Blas
Il mate
A pesca nella Baia San Blas
Cornalito
Il nostro tender
Renzo Trenta

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