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Crociera 2014 in Patagonia, 22 e 23 settembre, scontro con balena e navigazione verso caletta San’Elena, Argentina)

Scontro con balena e navigazione verso caletta San’Elena.

Ci svegliamo, facciamo colazione e io verifico le previsioni che riesco a scaricare con la scheda dati dal sito inglese weatheronline. Per oggi le previsioni indicano un vento di 10/15 nodi che viene da ovest, nel pomeriggio gira a sud-ovest e in serata si riporta ad ovest. Domani, sempre da ovest, rinforzerà a 15/20 nodi, per poi salire a 30/40 per dopodomani. Dovremo quindi navigare oggi ed essere alla caletta Santa Elena che dista 140 miglia entro domani pomeriggio. Danilo vuole prendere i file grib per conferma, prima di decidere la partenza. Io esco in pozzetto per godermi l’alba. Dopo poco tempo si avvicinano due balene franche australi, una grande e una piccola. Quella grande, lunga 12/15 metri, ogni tanto si mette a pancia in su, con le pinne all’aria, e resta ferma; quella piccola, lunga 8/10 metri, procede affiancata. Probabilmente si tratta di una madre con il balenottero da svezzare. Girava attorno alla nostra barca lasciandomi il tempo di riprenderle e fotografarle. Mentre faccio le riprese vedo il balenottero andare verso prua da destra, dopo poco sento la barca spostarsi verso sinistra e avverto uno strattone a prua. Il balenottero, come tutti i piccoli, è sempre disposto ad avventurarsi in situazioni pericolose ed è meno guardingo di un adulto. Si è avvicinato troppo alla prua e non ha visto la catena che per un momento si è avvinghiata al suo corpo. Così ha trascinato la barca in avanti, sollecitando la catena dell’ancora e le ancore sul fondo. Riesce a divincolarsi dalla catena e fuoriesce dall’acqua per buona parte del corpo, sino a dare un poderoso colpo di coda per allontanarsi. La balena grande si allontana con il piccolo. Ci guardiamo attorno. Ci sono almeno due altre coppie di balene nelle vicinanze. Decidiamo di partire: due contatti ravvicinati sono troppi. Tiriamo su la catena per partire, ma ci rendiamo conto che si è danneggiato l’elastico che serviva ad ammortizzare le oscillazioni della stessa, che l’ancora primaria ad aratro non ha subito danni e che nell’ancorotto in acciaio inox si è storta la barra principale che tiene i due grappini. Quando il balenottero ha tirato la catena ha spedato la prima ancora ed ha messo in trazione l’ancorotto che ha preso e tenuto sul fondo, ma ha piegato il fuso. Andiamo via sentendoci degli intrusi. Ci dirigiamo a sud verso una caletta interna al golfo di Madryn, protetto dal vento leggero da sud-ovest che si è messo nel frattempo. Arriviamo ma non riusciamo ad ancorare: il fondo non è un buon tenitore. Ci spostiamo in una caletta più a ovest dove, al contrario, riusciamo ad ancorare senza problemi. Pranziamo con pasta e fagioli e aspettiamo che cambi il vento: ora viene da sud e ci impedisce un viaggio tranquillo verso la caletta Santa Elena, posta proprio a sud, a 120 miglia. Dobbiamo comunque arrivarci entro domani sera, prima che il vento rinforzi a burrasca sino a 40 nodi nella nottata. Verso le 17.00 il vento si mette da est con 10 nodi e partiamo. Bordeggiamo per guadagnare l’uscita del golfo di Madryn e finalmente alle 19.30 facciamo rotta a sud-sud-ovest.

Il vento resta leggero tra il traverso e il lasco, sino alle 3.00 di notte, poi cala e dobbiamo mettere a motore per restare nella media di 5,5 nodi, stabilita per arrivare in tempo, entro domani sera. Facciamo i soliti turni di tre ore per la notte. Incontriamo qualche peschereccio al largo della città di Rawson e notiamo anche delle luci a intermittenza con lampi improvvisi. Non riusciamo a capire da cosa possano essere generati. Procediamo non molto distanti dalla costa per evitare problemi in caso di rinforzo di vento da ovest e anche per non dover continuare con onda formata.

La mattina procede con rinforzi e riduzione del vento che ci costringono ad accendere il motore ogni tanto. A fine mattinata il vento arriva a 20/22 nodi e andiamo rapidi al lasco. Pranziamo con una insalata, formaggi e salumi. Arriviamo in vista di punta Atrevida, mancano 10 miglia all’arrivo, il vento rinforza a 30 nodi e ci accompagna sino all’arrivo di traverso. Ora siamo in vista della caletta Santa Elena e procediamo piano per individuare un allineamento a terra che non è molto visibile e che serve a evitare dei bassi fondali. Il vento si riduce di intensità a 20 nodi mentre vi avviciniamo a un miglio dalla caletta. Poi improvvisamente rinforza e cominciano ad arrivare raffiche di 35/40 nodi. Abbiamo chiuso tutte le vele e procediamo a motore, lentamente, sino alla caletta dove dobbiamo ancorare. Mi metto la cerata e vado a prua per preparare le ancore. Dobbiamo mettere il grappino in linea con l’ancora principale. Con le raffiche a 40 nodi Danilo fa fatica a tenere la barca allineata verso il punto di ancoraggio. Io preparoil grappino, ma si incastra su un perno che non riesco a sfilare. Danilo mi sollecita la calata delle ancore, do un forte scossone alla marra e finalmente si libera, così riesco a filare il grappino e poi l’ancora principale. Filiamo 35 metri di catena su un fondale di 4 metri. Le ancore non tengono ed arano, Danilo continua ad usare il motore per non far scadere la barca di prua. Ritiriamo su la catena: le ancore sono piene di alghe che hanno impedito loro di posizionarsi correttamente e il grappino è incastrato nell’ancora principale. Libero le ancore tra di loro e dalle alghe e ripetiamo la manovra: prima il grappino e poi l’ancora principale. Questa volta sembra che tenga. Aspettiamo un po’ per vedere se ci sono spostamenti della barca, ma fortunatamente ha preso bene. Ci guardiamo attorno, siamo all’interno di una caletta con una spiaggia semicircolare circondata da scogli a destra e a sinistra. Non c’è da stare tranquilli. A terra c’è una casa disabitata, bassi cespugli e rada vegetazione: sembra un luogo abbandonato e lontano dal mondo civile. Dopo mezz’ora cala il vento e montiamo il barchino con il motore. Danilo vuole portare una cima a terra per ulteriore sicurezza, visto che nella nottata che verrà e nella giornata di domani il vento sarà forte come quello dell’ultima mezz’ora. L’operazione riesce: utilizza 200 metri di cime congiunte tra di loro, mette i parabordi per far galleggiare la cima in acqua e fissa quest’ultima su due rami di un albero basso e robusto vicino alla riva. Quando finisce sono le 19.30 e il sole sta tramontando. Ora abbiamo la linea d’ancore che lavora insieme alla cima a riva. Ceniamo con pasta e tonno. Il vento fuori si fa sentire sulle sartie della barca. Andiamo a dormire. Quando il vento aumenta la barca si sposta appena lateralmente, per merito della cima a terra. Intuiamo la forza del vento dal sibilo che genera impattando sull’attrezzatura. Controllo il GPS: la barca non si è spostata. Speriamo bene. Tutto quello che c’era da fare per la sicurezza della barca e nostra è stato fatto, ma che fatica.

Tratto Successivo sosta a caletta Sant’Elena

Tratta precedente sosta a Puerto Pardelas

Ancorotto piegato
Grappino piegato
La molla della catena rovinata
Poco prima dello scontro della balena con la catena dell’ancora
In navigazione verso Caletta Sant’Elena
Arrivo alla caletta Sant’Elena
Caletta Sant’Elena
Cima portata a terra in caletta Sant’elena
Renzo Trenta

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