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Crociera 2014 in Patagonia, 24 settembre, caletta San’Elena, Argentina)

Sosta a caletta Sant’Elena.

Ci svegliamo, il vento è calato sui 20 nodi. Stanotte arrivavano raffiche a 40 nodi ma il sistema di ancoraggio ha tenuto. Controllo sul GPS: ci siamo mossi in raggio di 20/30 metri. È un buon risultato, anche perché il vento ha soffiato da ovest con direzione costante. Ci troviamo con l’alta marea a circa 150 metri dalla riva a ovest e altrettanti dalla scogliera a sud. A 540 metri abbiamo la scogliera est e a 200 metri la spiaggia a nord. Qui siamo protetti da ogni lato dal vento, ad eccezione del tratto est-sud-est, che ha, però, un alto promontorio a 1,6 miglia che ci protegge da un eventuale mare eccessivo proveniente da quella direzione. In conclusione, siamo in ottima posizione per sostare in sicurezza, in attesa che passi quella perturbazione già annunciata ieri che prevedeva l’abbassamento repentino di 6 punti della pressione atmosferica, da 1003 a 997 millibar. Controlleremo il meteo, ma probabilmente resteremo qui per altri tre giorni: le previsioni di ieri davano vento per due giorni da sud, a partire da domani. Durante la mattinata il vento è rimasto stabile sui 30 nodi, con raffiche sino ai 38. Alle 13.00 c’è stata la minima della marea ed eravamo a 1,8 metri dal fondo del mare con gli scogli molto vicini, a 70/80 metri. Avevamo deriva e timone alzati. Con un’altra barca non avremmo potuto fare questo ormeggio: probabilmente ci saremmo dovuti spostare un po’ più a nord per scostarci dalle rocce. Se domani il vento verrà da sud-ovest saremo più tranquilli.

Pranziamo con risotto ai funghi. Danilo ha analizzato i problemi che abbiamo riscontrato ieri con l’ormeggio e, per evitare le alabardate di prua con il vento a 40 gradi, pensa di iniziare l’ormeggio ponendosi con la poppa al vento, frenando la spinta di quest’ultimo con la retromarcia. Ha verificato che in questa posizione la barca è più stabile: non si corre il rischio che si sposti di lato, accelerando e strappando sulla catena quando non ha ancora preso bene sul fondo. Faremo delle prove per verificare se funziona. Il primo mancato aggancio dell’ancora di ieri è dipeso dalla lunghezza della catena del grappino che era più lungo del fondo in quel momento. Quando ho calato il grappino, la barca era ancora in abbrivio in avanti; quando ho calato l’ancora Delta principale, la barca stava tornando indietro e la Delta ha inforcato il grappino. Questo ha impedito la presa sul fondo. Nel secondo tentativo ho ritardato la calata della Delta per un blocco della catena del grappino sul musone. Questo ritardo ha consentito al grappino di poggiarsi sul fondo, tesare la catena e distanziarsi dall’ancora principale che veniva calata con ritardo, mentre la barca tornava indietro. Questo ha consentito l’allineamento lungo l’asse della catena principale delle due ancore, favorendo la presa sul fondo. In condizione di vento forte basta un piccolo errore e la manovra diventa difficoltosa per l’abbrivio che prende la barca se l’ancora non tiene.

Passiamo il pomeriggio a leggere. Io dedico del tempo anche a scrivere questo diario, oltre a un promemoria delle manovre e degli impianti della barca che è decisamente più difficile da gestire rispetto a una barca normale, perché predisposta per il governo in solitario, per un’autonomia energetica e per l’approvvigionamento dell’acqua con dissalatore. Gli unici rifornimenti necessari sono:

  • –  gasolio per il motore, per la cucina e per il riscaldamento inteno della barca Webasto;
  • –  benzina per il motore fuori bordo, per il generatore ausiliario eper il compressore per l’aria delle bombole di profondità;
  • –  bombolette di gas per un fornello di emergenza utile a cucinare;
  • –  pezzi di ricambio delle cose che si rompono, di cui però la barca è provvista preventivamente in abbondanza;
  • –  cibo, ovviamente.
  • Verso le 16.00 il vento gira un po’ verso nord e rischiamo di finire sulle rocce. Danilo va a terra con il barchino rigido e sposta la cima a terra lungo la spiaggia verso nord. Rimettiamo in tira la cima a terra e l’ormeggio torna sicuro. Verso le 18.00 il vento cala e si sposta a sud, poi gira verso est e la cima a terra si impiglia sulla deriva. Questo non permette alla barca di disporsi al vento. Usciamo per liberare la cima, allentando la trazione della stessa e recuperando parzialmente l’ancora principale. Liberata la cima decidiamo di mettere l’ancora di poppa verso nord-est per evitare che la barca possa spiaggiarsi con il vento da sud-est. Ceniamo con una pizza fatta al forno dopo che Danilo ha impastato la farina e l’ha fatta lievitare. Dopo cena ci rendiamo conto che siamo su un fondale basso. Con la marea minima prevista per l’una di notte potremmo toccare il fondo. Usciamo di nuovo e tonneggiamo la prua verso nord, con la cima a terra, e spostiamo l’ancora di poppa un po’ più lontana, verso nord-est. Controlliamo nuovamente la marea e la profondità del fondale. Questa volta non corriamo il rischio di toccare. Si sono fatte le 22.00 e andiamo a dormire.

Alghe Kelp in superficie
Caletta Sant’Elena.
Caletta Sant’Elena.
Caletta Sant’Elena.
Caletta Sant’Elena.

Renzo Trenta

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