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Crociera 2014 in Patagonia, 25 e 26 settembre, ancora a caletta San’Elena, Argentina)

Sosta a caletta Sant’Elena in attesa del vento favorevole per andare a sud.

Il tempo è migliorato e il vento soffia sui 20 nodi sempre da ovest sud-ovest. Facciamo colazione e ci dedichiamo alle pulizie: l’aspirapolvere azionato con il generatore ausiliario portatile da 1 kW ci consente di pulire l’interno, sbattiamo e facciamo prendere aria ai cuscini della dinette, poi laviamo per terra. Chissà come un occasionale abitante della Patagonia avrebbe commentato questa attività frenetica con cuscini all’aria e pulizie di primavera australe in atto, in una barca a vela galleggiante in una caletta sperduta a sud dell’Argentina, con un cavo che la tiene legata a terra su un albero con più cime unite tra loro e tenute a galla da parabordi. Probabilmente avrebbe detto, come molti dei miei conoscenti: “Ma chi ve lo fa fare?”. Primo, in un ambiente piccolo ci vuole ordine e pulizia per vivere al meglio; poi, visto che siamo bloccati in baia, senza possibilità di spostarci, dobbiamo approfittare del tempo a disposizione per fare le cose che non possono essere fatte durante la navigazione. In relazione alla distanza dalla civiltà, direi che la risposta è nella stessa domanda: per me era necessario stare lontano dalla civiltà, senza collegamenti telefonici e WIFI. Abbiamo comunque il telefono satellitare per tenere i contatti e per rassicurare circa il nostro stato di salute. Danilo si collega con il satellitare e riceve i file grib con le previsioni aggiornate. Il vento cambierà direzione e verrà da sud nei prossimi tre giorni. Poi avremo due giorni con vento contrario. Fra cinque giorni potremo muoverci per andare a sud. Avremo tempo per riposare nella caletta Santa Elena. A metà mattinata il vento gira a sud, portando freddo e una pioggerellina fastidiosa con vento tra 20 e 30 nodi. Per precauzione ulteriore mettiamo una cima a terra in direzione dell’ancora principale. Quindi, barchino in acqua, disponiamo altri parabordi e altre cime per fissare il tutto su un basso cespuglio a sud. Danilo va a terra con parte delle cime ed io resto in barca per rilasciare le cime restanti. Per proteggermi dal freddo pungente mi metto il passamontagna, la cerata, gli stivali e i guanti da vela sopra i guanti di gomma da cucina. Questi ultimi, dopo che i guanti da vela si saranno bagnati, smorzeranno il freddo e lavorando con le cime che scorrono in acqua ne avrò bisogno. L’acqua del mare è a 13 gradi, quella dell’aria a 8 gradi e con vento a 30 nodi la situazione peggiora. “Tittia che freddo!” direbbero in Sardegna. Meno male che, finito il lavoro, la temperatura all’interno della barca è di 16 gradi; in più accediamo il riscaldamento. Ora la barca ha due cime a terra, una a sud e una nord-ovest; una linea con catena da 10, con ancore appennellate a prua; una Delta da 20 Kg; un grappino da 13 Kg e, per concludere, un’altra ancora Delta da 16 kg, a poppa, con catena e cima.

Pranziamo con pasta alla carbonara. Danilo la fa aggiungendo la panna alle uova, viene meno asciutta ed è buona. Nel pomeriggio io mi dedico alle letture e Danilo va a terra per fare una corsa. Si porta il VHF portatile per restare in contatto: ogni mezz’ora ci sentiamo sul canale 77. Torna dopo due ore. Ha incontrato solo pecore e manzi al pascolo, lì, nella pampa sconfinata dove il freddo e il vento dettano legge e fanno crescere pochi arbusti e un’erba bassa, adatta a questi animali. Dice di aver visto in lontananza una estancia – una fattoria Argentina – e ha notato segni del passaggio di fuoristrada.

Il vento soffia sempre da sud sui 20 nodi, con raffiche da 30 nodi. In compenso, nella nostra insenatura si è alzata un po’ di onda riflessa, per il vento da sud, che ci farà ballare tutta la notte. Ceniamo con verdure lesse e salmone in scatola sott’olio, non molto buono. Spero di poter dormire andando in cuccetta.

Giorno 26 settembre.

Sveglia con 3 gradi all’esterno e 13 gradi centigradi all’interno della barca. Accendiamo il riscaldamento e facciamo colazione. Le previsioni meteo comunicano per oggi e domani due giorni con vento moderato, ma di direzione variabile. Siamo sotto l’influsso di un’alta pressione da 1010 millibar. Se tutto è confermato domani ci sposteremo a Camarones. Io pulisco i vetri esterni, la plastica trasparente della cappottina e la semisfera per la visione dell’esterno, dall’interno della barca: il sale aveva ridotto la visibilità. Danilo prepara uno spessore di legno per inclinare il motore fuoribordo sul supporto del barchino: il motore è troppo inclinato e l’elica non ha una buona spinta sull’acqua. Finito il lavoro, fa una prova per vedere se ora il barchino pieghevole naviga bene. Mettiamo il motore e il mio compagno di viaggio si allontana districandosi tra le alghe Kelp che, attaccate sul fondo, risalgono in superficie. Quando la marea è bassa, come nel nostro caso, l’alga si dispone in orizzontale sull’acqua e intralcia il movimento del barchino con il motore fuoribordo. La prova va bene e Danilo rientra in barca. Preparo la pasta con il sugo di piselli e pranziamo. Di solito, quando si lavano i piatti in barca un primo risciacquo, dopo l’insaponatura, viene fatto con l’acqua di mare. Da quando siamo ormeggiati qui, nell’acqua marina ho notato degli animaletti che venivano aspirati dalla pompa. Controllando meglio mi sono reso conto che erano dei gamberetti molto piccoli, non più lunghi di 3/4 millimetri, che si agitavano pieni di vita nell’acqua. Si tratta del krill, cibo per le balene, qui particolarmente abbondante. Quando finiamo di pranzare, il vento gira ad est e dobbiamo tirare la cima dell’ancora di poppa per evitare di andare sul basso fondale a riva. Nel pomeriggio togliamo le cime a terra e l’ancora di poppa, poi l’ancora principale appennellata con il grappino. Ci esercitiamo a calare le ancore appennellate, eseguendo quest’operazione con il vento di poppa e marcia avanti, perché ora c’è poco vento. Se c’è molto vento, invece, si deve lavorare in retromarcia. La barca non deve andare a più di 1 o 2 nodi di velocità. Quando si raggiunge il punto con la profondità stabilita, se il fondo è minore della lunghezza della catena dell’ancorotto si cala il grappino a mano; se il fondo è maggiore della lunghezza della catena del grappino si cala l’ancorotto velocemente, gettandolo in acqua e avendo cura di lasciare in chiaro la catena in coperta. Appena si cala il grappino si molla la frizione della catena dell’ancora Delta che si è fatta penzolare appena fuori dal musone, in precedenza. La catena del grappino è fissata con un grillo alla catena principale, a 50 cm dal punto di fissaggio dell’ancora Delta alla catena. A questo punto la barca sta andando alla velocità di 1 o 2 nodi; dunque, si lascia scorrere la catena principale usando la frizione dell’argano e lanciando un segnale al timoniere ogni 10 metri di catena passata, comunicandogli anche la posizione della catena a destra o sinistra della barca. Quando si è arrivati a 35 metri, quasi alla fine della catena, Shaula 3 ha 40 metri di catena e poi del tessile. Si blocca la frizione, mentre il timoniere porta la prua dalla parte opposta, dove si trova la catena. A questo punto la catena si mette in tira e se le ancore tengono la barca, con l’abbrivio che ha, si sposta e ruota di quasi 180 gradi, mettendosi al vento e arrestandosi. Facciamo la prova due volte e riusciamo in entrambi i casi ad ancorare senza che la catena vada a toccare la fiancata della barca. Infatti, uno dei rischi che si corre in questi casi, in particolare con il vento forte, è che la catena, passando sotto la barca, tolga un po’ di vernice o di antivegetativa dallo scafo.

Riordiniamo la barca, ripiegando tutte le cime usate per l’ancoraggio a terra. Prepariamo la cena con brodo e pastina, un po’ di insalata e frutta. Io faccio la doccia e poi vado a dormire. Domattina, alle 7.00, partiremo per il porto di Camarones che dista 25 miglia.

Tratta successiva Camarones

Tratta precedenza sosta a caletta Sant’Elena

Caletta Santa Elena
Protezione con guanti di gomma sotto quelli per il tessile
Caletta Santa Elena
Il tender al lavoro
Caletta Santa Elena
Alghe Kelp

Renzo Trenta

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