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Crociera 2014 in Patagonia, 28, 29, 30 settembre e 1 ottobre sosta a Camarones, Argentina)

Sosta a Camarones.

Il peschereccio non si è visto. Facciamo colazione e sistemiamo la barca, fissando il grappino a prua dopo la riparazione e rimettendo in ordine le ultime cime usate per l’ancoraggio a terra. Verso le nove vado sul molo, allentando la cima della catena laterale e accostando il fianco della barca al molo, tramite la scaletta verticale fissata ad esso. Prendo il carrello pieghevole e due bidoni da 20 litri che intendo riempire d’acqua. La trovo in testa al molo stesso, presso i bagni della compagnia dei pescatori che sono provvisti di doccia e acqua calda. Riempio i due bidoni e li riporto in barca calandoli con una teleferica approntata al momento, per non spostare la barca che è discosta dal molo. Prendo un altro bidone e la spazzatura, che butto. Riempio il terzo bidone con acqua calda: mi servirà per fare il bucato. Torno in barca con il prezioso bidone e laviamo anche i piatti di ieri che erano rimasti a bagno. Danilo prende la bicicletta e va in cerca di un supermercato. Io faccio il bucato e poi stendo i panni sulle draglie. Mentre stendo i panni appaiono all’interno del porto due foche che fanno un giro veloce e spariscono presto. Rientra Danilo. Ha comprato acqua da bere al supermercato. Oggi è domenica e sarà aperto solo sino alle 13.00. Domani sarà chiuso. Ci riposiamo in pozzetto, rilassandoci sotto un bel sole che ci scalda, quando arrivano quelli della Prefettura che chiedono a Danilo di seguirli nel loro ufficio. Io intanto preparo il sugo per condire i ravioli sottovuoto che avevamo comprato a Mar del Plata. Quando rientra Danilo, mi racconta che gli hanno fatto firmare un foglio con il quale si impegna a comunicare giornalmente alla Prefettura la posizione della barca. Prendono sul serio il compito di sorveglianza e questo mi sembra una garanzia anche per il nostro viaggio. Danilo aveva letto nel portolano dei mari argentini dell’Ardizzi che era facoltativo, ma le cose evidentemente sono cambiate. Pranziamo e poi ci rintaniamo in cuccetta a leggere e riposare. Resteremo a Camarones per alcuni giorni per consentire a Danilo di effettuare delle riparazioni per la barca, servendosi dell’officina dove hanno raddrizzato il grappino. In ottemperanza ai principi della decrescita felice, passo due ore del pomeriggio a rammendare i guanti da vela che si erano scuciti in più punti. Non si possono buttare e ricomprare, del resto qui non saprei neanche dove ricomprarli. Il tempo non mi manca e posso prendere un po’ di sole. Ogni tanto appare qualche foca che si diverte a sguazzare davanti alla barca. Questa volta riesco a fotografarne una e anche a riprenderla. Nel frattempo, Danilo va a fare la sua corsa a terra. Scendiamo dalla barca e facciamo una passeggiata nel paese, ormai avvolto da tenebre rischiarate da una scarsa illuminazione stradale. Sentiamo in lontananza il rumore dei gruppi di Generazione diesel che forniscono l’energia elettrica al paese. Passiamo vicino a una casa dove c’è una festa con musica da ballo. Tira un’aria gelida e non ci sono persone in giro. Un cartello indica le distanze da percorrere per giungere ai paesi più vicini: 70, 80 e 240 chilometri. Verso le 20.00 andiamo all’unico ristorante e albergo di Camarones dove mangiamo pesce: Danilo prende un piatto di mariscos e io uno di calamari con vino bianco, poi Macedonia e tiramisù. Paghiamo 405 pesos, circa 12 euro a testa. Il locale riscaldato mi consente di sentire finalmente i piedi caldi. Oggi la cena la offre Danilo per ringraziarmi di alcuni suggerimenti che gli ho dato per l’ormeggio nel porto di Camarones. Durante il rientro in barca vediamo la Croce del Sud e una stella cadente. Portiamo anche un bidone d’acqua pieno perché durante la giornata abbiamo consumato la nostra scorta. Riposiamo in cuccetta e alle 21.30 andiamo a dormire. Alle 3.00 di notte sentiamo un gran trambusto. È arrivato un peschereccio che, fortunatamente, si è messo in testa al molo, per cui non siamo stati costretti a spostarci. Molti uomini scaricano il pescato e caricano provviste e ghiaccio per la conservazione del pesce. Dopo due ore, non sentiamo più rumori e ci addormentiamo.

Il giorno 29 settembre

Ci svegliamo alle 7.00. Il peschereccio è già ripartito e nel molo ci siamo solo noi. Dopo colazione leggo un po’ e poi vado a lavare i panni più voluminosi ai bagni della compagnia dei pescatori, con l’acqua calda a disposizione. Quando esco mi ferma un signore della compagnia che mi riferisce che a partire dalle 14.00 inizieranno ad arrivare a turno ben otto pescherecci che occuperanno tutta l’estensione del porto. Di conseguenza dobbiamo spostarci con la nostra barca. Gli chiedo se possiamo ancorare al centro del porto, mi dice di sì: lì la barca non darà fastidio ai pescherecci. Avviso Danilo: ci sposteremo appena pranzato, con la marea calante, il minimo ci sarà alle ore 15.30. Pranziamo alle 12.00 con risotto ai funghi, poi ci mettiamo all’opera. Stabiliamo il piano per spostarci, io scendo a terra con il barchino, sciolgo uno alla volta i due spring e le due cime di ormeggio. Danilo tiene la barca con il motore, io rientro in barca con il barchino e tiro su l’ancora che avevamo messo al traverso. Prendo due cime di tonneggio a poppa di quelle arrotolate e le porto a riva con il barchino mentre Danilo tiene la barca in posizione, prima con il motore in avanti e poi in retromarcia. Io arrivo a terra, porto le cime lunghe di ancoraggio in posizione. A causa di una retromarcia, una cima di tonneggio va a finire nell’elica, impedendo il movimento della barca. Danilo, allora, va a prua velocemente e lascia scendere la catena con il grappino e l’ancora Delta. Io tiro la cima di tonneggio libera e in questa posizione la barca è ferma. Danilo si mette la muta da 7 mm e le pinne e va in acqua per liberare la cima dall’elica. La temperatura dell’acqua è di 13 gradi. Liberata la cima dall’elica ci dedichiamo a completare l’ormeggio al centro del porto. Posiamo un’altra ancora a prua, parallela al molo, e fissiamo un’ulteriore cima di ormeggio. Facciamo tutto questo perché non c’è spazio sufficiente per stare con una sola ancora in porto con il variare del vento. Liberiamo così la banchina e poco dopo, alle 14.10, arriva un peschereccio a scaricare il pescato. Vado a controllare. Si tratta di gamberoni, quelli che troviamo surgelati nei nostri supermercati e che danno il nome al paese: camarones, in spagnolo, vuol dire “gamberetti”. Dovremmo pensare al duro lavoro di questi pescatori quando mangiamo i gamberoni. Fanno una vita impegnativa e sacrificata per garantire alla loro nazione un prodotto di esportazione e a noi un piatto prelibato. Ci riposiamo prima di andare al locale dove avremo modo di utilizzare il WIFI. Nel paese le connessioni web sono garantite da un gestore locale che fa pagare 50 pesos per sei ore navigazione online. Praticamente è un WIFI a pagamento. Acquisto due ricariche da 50 pesos e torniamo in barca, portandoci dietro anche due bidoni di gasolio riempiti al distributore di carburante. In generale la connessione è lenta e il segnale dentro la barca è addirittura assente. Per riceverlo appena sono costretto ad andare fuori in pozzetto, al freddo. Dopovari tentativi riesco a scaricare e a inviare la posta. Ceniamo con insalata e sgombro sottolio. Poi, infreddolito e tutto acciaccato, vado a dormire. Dopo gli sforzi della giornata mi si è riacutizzato uno stiramento all’avambraccio destro e il dolore all’anca. Domani mattina, spero, sarà passato, dopo una buona dormita. Nella notte sono arrivati altri pescherecci a scaricare gamberi e calamari.

Il giorno 30 settembre.

Ci siamo svegliati ogni tanto per i rumori. Quando ci alziamo vediamo tre pescherecci attraccati e ne arrivano altri due mentre facciamo colazione. Sul molo tre pescherecci erano appoggiati all’inglese e due affiancati in doppia fila. La nostra barca resta discosta e non dà fastidio, solo due cime vengono spostate dal molo e rimesse in tiro sul peschereccio. Intanto è arrivata una mezza dozzina di foche e diversi gabbiani si contendono i resti dei pesci che i pescatori buttano dai pescherecci. Il molo è pieno di camion, alcuni con il ghiaccio e alcuni vuoti, pronti per caricare il pesce. Ci vogliono due camion per caricare il pesce di un peschereccio, che corrisponde a circa 20 tonnellate. Mentre guardiamo il lavoro di alcuni pescatori che si danno da fare alacremente, altri ci chiamano da un peschereccio per offrirci del mariscos. Prendo il barchino e mi avvicino. Mi offrono due buste con calamari e gamberoni. Li ringrazio e chiedo quanto devo, ma rifiutano: per loro è un omaggio. Scambiamo due chiacchiere. Mi dicono che fanno due giorni di navigazione per arrivare sul banco di pesca che è situato a 300/400 miglia di distanza, poi pescano per due giorni fino a caricare il peschereccio e rientrano in porto per scaricare. Poi ripartono di nuovo. È un lavoro duro, che li tiene lontano dalle famiglie ma che li remunera bene, dicono. Li saluto e rientro in barca circondato dalle foche: avevano capito che trasportavo del pesce nel barchino. Dovevo fare attenzione a non colpirle con il remo: sarebbe bastato un semplice impatto tra loro e il barchino per farmi andare in acqua. In barca sistemo il pesce in frigo con un po’ di ghiaccio che mi sono fatto dare dal camion che lo trasportava. Scendiamo a terra per fare un giro e per avere una migliore connessione al web. Sto meglio, fisicamente. Ho messo una crema per il dolore muscolare e il dolore all’anca si è ridotto. Passeggio per il paese e visito un bazar dove hanno alimentari, abbigliamento e ferramenta. Compro due bottiglie di vino da dare ai tripulantes, ossia all’equipaggio del peschereccio, come ringraziamento per la loro gentile offerta. Poi prendo un cappuccino caldo al ristorante e mi connetto per scaricare la posta. Danilo è andato presso il negozio che ci ha venduto la ricarica prepagata. Da lì carica sul suo blog le foto del viaggio che ha scattato andando in giro con la bici pieghevole che ha preso dal gavone. Ci accordiamo: alle 12.30 rientreremo in barca. Saliti sul barchino ci avviciniamo al peschereccio per lasciare le bottiglie di vino ai pescatori; loro ricambiano con altri due pacchetti di gamberi congelati e ci salutiamo cordialmente. In barca preparo i gamberi freschi con aglio e vino bianco e patate in padella rosolate con rosmarino. Ne viene fuori un pasto regale, ottimo e abbondante, si direbbe sotto le armi. Quindi, dopo il caffè, riposo e letture. Nella navigazione in barca a vela, a queste latitudini, il tempo scorre lento perché non ci sono distrazioni. Le esigenze primarie sono tenere la barca in ordine e in condizioni di sicurezza e preparare i pasti, facendo attenzione a non sprecare niente. La verdura e la frutta vanno centellinate perché sono difficili da trovare e si deve fare molta attenzione all’acqua che si consuma per lavarsi e per fare i piatti. Per gli spostamenti in mare si usa il vento e quando si mette il motore è solo per garantire sicurezza. Quando si atterra si utilizzano le gambe, tuttal più la bicicletta; solo qualche volta è necessario usare il taxi o l’auto noleggiata. Insomma, tutto è misurato per non sprecare le risorse fisiche e i beni materiali e questo approccio è in linea con il concetto della decrescita felice che, quando diviene stile di vita, concede una certa soddisfazione personale.

Verso le 17.30 usciamo per andare in paese, ma cominciano le manovre dei pescherecci per uscire dal porto e dobbiamo aspettare per regolare le cime sul molo, in modo che non intralcino e non si imbroglino con i pescherecci in manovra. Ci vuole un’ora buona per vedere tre pescherecci partire e altri due arrivare. Quando i movimenti cessano possiamo andare a fare un po’ di spesa di frutta e pane; quindi ci rechiamo al ristorante per mangiare un classico dei naviganti che non vedono terra da molto: bistecca con patate fritte e birra. Questa volta sono 15 euro a testa. Colpa della doppia razione di birra e vino ordinata da Danilo. Alle 21.30 torniamo in barca, pronti per andare a dormire. Alle 23.00, però, sento dei rumori e mi alzo. Si tratta del peschereccio a cui siamo legati con una cima: sta andando via. Ci pensano i pescatori stessi a spostare la cima sul molo aggiungendone un pezzo loro per farla arrivare. Torno a dormire. Per tutta la notte si sentono i rumori dei tre pescherecci rimasti. Poi, uno alla volta, vanno via.

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Camarones, nella provincia del Chubut, si affaccia sul golfo San Jorge, sulla costa atlantica ed è la porta principale del Parco Marino Costero Patagonia Austral.
All’inizio del XVI secolo, gli spedizionieri spagnoli guidati da Simón de Alcazaba e Sotomayor esplorarono le coste della Patagonia. Per stabilire il potere spagnolo in Patagonia, sbarcarono a Camarones ma fallirono nel tentativo; lasciarono, però, le fondamenta di quella che sarebbe stata la città più antica del Chubut.

Dal 1890, i marinai hanno utilizzato le eccezionali condizioni naturali della sua baia e delle sue coste per caricare e scaricare frutta e rifornimenti. Più di 20 navi portavano merci generiche e raccoglievano, anno dopo anno, lana, cuoio e pelli. Nel 1899 la Villarino, una nave che anni prima aveva trasferito i resti del General San Martín dalla Francia, divenne una leggenda quando la sua prua si schiantò contro gli scogli delle Isole Bianche, in un luogo in cui si sta svolgendo il concorso di pesca al salmone vicino a Camarones.

L’attività economica principale resta la pesca: i “camarones”, i gamberoni, (che danno anche il nome alla città) sono naturalmente la ricchezza principale e il salmone, che è il protagonista a febbraio della Fiesta Nacional del salmón.

Altra risorsa resta il turismo, basato su escursioni via terra e via mare. La cittadina di 1200 abitanti, tra le tante antichità, ospita il Museo della Famiglia Perón. Juan Domingo Perón, tre volte presidente dell’Ar- gentina, passò la sua infanzia proprio qui.

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Il 1 ottobre.

Quando ci svegliamo in porto ci siamo solo noi. Tutti i pescherecci sono andati via. Il silenzio regna sovrano, solo il gioco delle foche e dei gabbiani interrompe la quiete della mattina priva di vento. Il sole ci scalda. Faccio la doccia in barca, mi asciugo i capelli al sole in pozzetto, tiro fuori tutte le coperte e le metto al sole, poi apro il passa-uomo della cuccetta per far prendere aria in cabina. Con Danilo rivediamo le manovre con l’ancorotto dopo che ha sistemato il blocco in legno per sorreggere e bloccarlo al pulpito di prua. Vado a fare il bucato e poi pranziamo con calamari in umido e piselli. Il pesce che ci è stato regalato durerà una settimana e più, dovremmo stabilire come conservarlo. Penso di pulire tutti i calamari per conservarli meglio in frigo poi, tra qualche giorno, verificheremo la situazione ed eventualmente li sbollenteremo. Per i gamberoni possiamo togliere la testa e conservare le code. Vedremo. Nel pomeriggio faccio il rifornimento di acqua e dopo vado con Danilo a fare la spesa. Prendiamo frutta e verdure, vino e bibite, pomodori, scatolame e pane. Io compro una coperta di pile grande per la cuccetta e un paio di scarpe di riserva. Rientriamo in barca e ceniamo con i ravioli conditi con i calamari in umido e con i piselli avanzati a pranzo. Si lavano i piatti e si va a dormire. Domani, se le previsioni saranno confermate, partiremo per la caletta Horno che dista 25 miglia dalla nostra posizione. Ci sarà vento da nord, per cui dovremo valutare se navigare per Porto Deseado o desistere.

Tratta successiva caletta Horno

Tratta precedente arrivo a Camarones

Peschereccio al porto di Camarones.
Porto di Camarones.
Ormeggio nel porto di Camarones.
Centrale elettrica di Camarones con gruppi diesel.
Abitazioni a Camarones
Camarones
Sono arrivati i pescherecci
Camarones
Camarones.
Camarones.
Camarones.
Foche nel porto di Camarones
Foche nel porto di Camarones
Foche nel porto di Camarones
Foche nel porto di Camarones
Renzo Trenta

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