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Crociera 2014 in Patagonia, 6 settembre, arrivo e visita a Mar del Plata, Argentina)

Arrivo e visita a Mar del Plata

Finiamo di mettere a posto la barca quando il custode notturno ci avvisa della trafila da fare per le pratiche di ingresso in Argentina. Prima bisognerà compilare i moduli che ci verranno portati dall’Immigrazione, poi Ufficio Sanitario, di nuovo l’Immigrazione, Prefettura (Capitaneria di Porto), e infine la dogana. Comincia a piovere mentre andiamo dallo Yacht Club agli uffici dell’Immigrazione e della Sanità. Quindi dobbiamo spostarci a piedi tra gli uffici dell’Immigrazione e la Prefettura. Ci tocca fare un chilometro sotto la pioggia. Finalmente abbiamo tutti i visti. Manca la dogana che ha gli uffici chiusi, ci andremo lunedì.

Prendiamo un taxi al volo per andare a noleggiare un’auto. Ci fermiamo per prendere una scheda dati dell’operatore Claro per le comunicazioni durante il nostro viaggio. Cerchiamo un ufficio cambio prima che sia troppo tardi: chiudono tutti alle 13.30. Chiediamo informazioni ad un negoziante che ci porta da un cambia-valute privato il quale ci propone di acquistare gli euro a 17 pesos contro un cambio ufficiale di 10.

La vita sarebbe più semplice per un viaggiatore se non ci fossero frontiere. Ho notato che più il Paese è arretrato e più è complessa e lenta la procedura d’ingresso alle frontiere. I problemi per un turista sono più semplici perché sono risolti da chi organizza il tour. Per un esploratore in terre sconosciute, invece, i problemi non sono solo di natura burocratica: la natura stessa o i nativi pongono dei limiti che mettono a repentaglio anche la vita di chi si avventura verso l’ignoto. Ecco perché ci sono tanti turisti, pochi viaggiatori e ancora meno esploratori.

Cambiamo 200 euro e andiamo a pranzare in un ristorante-libreria, una strana e originale accoppiata. Spendiamo 130 pesos, circa 6,7 euro in due per un’insalatona e una milanese con patate fritte, birra e caffè. In una sola mattinata abbiamo incontrato il guardiano dello Yacht Club, un’impiegata della Prefettura, il tas- sista e il titolare dell’agenzia di noleggio, tutti cittadini argentini di origine italiana. Tutti ci hanno detto che vorrebbero tanto vi- sitare l’Italia. Due di loro non sapevano parlare la nostra lingua e due ricordavano qualche parola. Riuscivamo comunque a capirci:comprendo un po’ di spagnolo perché conosco il logudorese, una delle lingue sarde che fa uso di termini spagnoli, oltre che latini. Per esempio la volta del soffitto si chiama “boveda” sia in spagnolo che in logudorese.

Questo accade con le migrazioni: con il passare del tempo si dimentica la lingua originaria e si sviluppa un nuovo linguaggio; di conseguenza non si comprende più la lingua dei propri avi e ci si esprime con quella del nuovo Paese.

Completiamo la nostra visita in centro visitando la cattedrale dove ci sono gruppi di giovani indios che ballano in gara tra loro, eseguendo canti popolari. I loro costumi sono davvero fantasiosi e sono chiaramente legati alla tradizione andina. La memoria degli indigeni oggi è conservata e accettata, ma per secoli sono stati massacrati e oppressi.

Entriamo in qualche negozio di vestiario per vedere delle scarpe e dei vestiti pesanti. Rimando l’acquisto ai giorni prossimi. Rientriamo in barca con l’auto a noleggio e ci riposiamo prima di fare la doccia. Intanto ha smesso di piovere. Danilo va a fare una corsa lungo le strade del porto. Io mi riposo. Cena libera con formaggi e salumi; poi a dormire. Domani visiteremo meglio la città.

Mar del Plata, conosciuta come La Feliz, è situata a 365 chilometri da Buenos Aires. È un importante porto e centro benessere, con un’ampia gamma di infrastrutture alberghiere, tanto che in estate la sua popolazione può aumentare di circa il 300%.

Ha grandi palazzoni che si affacciano sul mare e sulle lunghe spiagge oceaniche. Le strade sono larghe e tutte perpendicolari tra loro. Il porto ha molti pescherecci d’altura e due marine per le barche piccole. I pontili del marina seguono la marea di circa due metri scorrendo su travi in ferro e su pali in legno fissati al fondo del mare. I pontili in legno galleggiano su cubi di polistirolo espanso e seguono l’escursione della marea con un fissaggio scorrevole alle travi e ai pali. Sul pontile non ci sono bitte e bisogna fissare le cime negli spazi tra le tavole di calpestio del pontile stesso.

Le attività economiche principali sono la pesca, il turismo e il tessile. Tra la grande varietà di industrie spiccano anche quelle derivate dall’orticoltura, dall’edilizia, dalla metallurgia e dalla meccanica.
La città ha anche una base sottomarina navale. Il 30 aprile 1945 i sommergibili tedeschi ricevettero l’ordine di prepararsi per l’operazione “Regenbogen”, parola tedesca che significa “Arcobaleno”, alludendo all’operazione che prevedeva l’autoaffondamento. Tuttavia, il 4 maggio fu trasmesso loro il contrordine, confermato l’8 maggio 1945, quando le forze tedesche smisero di combattere. L’ammiraglio Karl Doenitz annunciò la resa del Terzo Reich con la comunicazione n. 0953/4, trasmettendo alle forze tedesche l’ordine di resa e l’immediato cessate il fuoco. Così, due sottomarini tedeschi si arresero alla base navale di Mar del Plata al capitano di fregata Ramón Sayús. Durante la dittatura militare i contingenti dell’esercito argentino, agendo illegalmente, tra il pomeriggio del 6 luglio e la mattina presto del 13 luglio 1977, nella città di Mar del Plata avviarono “la più grande operazione di repressione di massa che questa città abbia avuto, 16 mesi dopo l’istituzione della dittatura militare”. Dalla sede navale della Marina argentina di Mar del Plata partivano gli elicotteri da cui venivano gettati vivi in mare gli oppositori al regime.

Si ritiene che tra il 1976 e il 1983 in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, siano scomparsi fino a 30.000 dissidenti o sospettati tali (9.000 accertati secondo i rapporti ufficiali del CONADEP) su 40.000 vittime totali.

Gli argentini ricordano l’evento con diversi monumenti a futura memoria, uno di questi è posto di fronte all’ingresso della base navale del marina di Mar del Plata.

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Balli indios alla cattedrale di Mar del Plata
Costumi indios a Mar del Plata
Costumi indios a Mar del Plata
Mar del Plata
Cattedrale di Mar del Plata

Balli indios
Renzo Trenta

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