• Menu
  • Menu

Crociera in Grecia in barca a vela, 2014 (1 agosto, visita a Cnidos e navigazione verso Kos, Grecia)

Visita a Cnidos e navigazione verso Kos

Ci svegliamo con la musica dei Queen e facciamo colazione. Notiamo che molte barche sono ripartite e hanno lasciato liberi dei posti sul pontile. Togliamo l’ancora e andiamo ad ormeggiarci all’inglese. Scendiamo a terra comodamente per visitare le rovine. Paghiamo 10 lire turche di ingresso e cominciamo la visita. Sulla spiaggia sotto un pedalò è stata legata una piccola volpe impaurita che si muove disperatamente alla ricerca della libertà o di un riparo per nascondersi. Una vera tristezza vederla in quelle condizioni, al nostro ritorno non c’è più.

Visitiamo i resti dei templi, del teatro e arriviamo sino al Triopio, poi sino alla cresta montuosa con dirupo che protegge la città a nord. Dall’alto si domina una splendida vista sui due porti e sulle rovine che si estendono per vari chilometri quadrati. Troviamo la meridiana con cui confrontiamo l’ora dei nostri orologi, non corrispondono a causa dell’ora legale. Tra le rovine ci sono molte lucertole abbastanza grandi, appartenenti alla stessa famiglia delle iguane.

Sostiamo in raccoglimento nell’anfiteatro, nel silenzio guardiamo lo spettacolo dei gradoni circolari degradanti del teatro e del proscenio che quasi delimita l’insenatura dove sono ormeggiate le barche, compresa la nostra. Questo spettacolo vale proprio il viaggio verso Cnido.

Ci fermiamo al bar posto fuori del sito archeologico, prendo un caffè turco. A nuoto arrivano al bar degli italiani che avevano ormeggiato in rada.
Riprendiamo possesso della barca, ci allontaniamo dal pontile e ci mettiamo in rotta per l’isola greca di Kos. Il vento da sud ci spinge al lasco verso la nostra meta, man mano che ci avviciniamo all’isola il vento rinforza, superiamo il capo Fokas con vento a 20 nodi reali di gran lasco. Ci avviciniamo alla costa dove ci sono molte vele di surf che si divertono a solcare il mare ancora non formato. Abbiamo il rapala della canna da pesca in acqua. Incrociamo a poppa un surf che procede gagliardo, ad un tratto sentiamo la cicala della canna da pesca partire all’impazzata. Ci voltiamo e vediamo il surfista che cade in acqua. Abbiamo pescato il surfista alato. Con tutte le vele a riva accendiamo il motore e facciamo una strambata per tornare indietro. Io cerco di recuperare il filo della canna, ma in poco tempo il rocchetto si svuota del filo. Siamo preoccupati per il surfista, cerco di tagliare il filo, ma stiamo tornando indietro e comincio a riavvolgere il filo sul rocchetto. Lentamente torniamo indietro, riavvolgiamo il fiocco, recupero gradatamente il filo, ci avviciniamo al surfista che è seduto sulla tavola e guarda il rapala incredulo per essere stato pescato dalla nostra barca. Gli chiediamo se sta bene, ci conferma che è tutto ok. Recupero tutto il filo e il rapala e riprendiamo la rotta. Arriviamo al vecchio porto di Kos e troviamo ormeggio nella banchina a fianco alle barche che portano in giro i turisti. Mettiamo l’ancora ed ormeggiamo di poppa. In banchina non c’è acqua e luce.

Passeggiano molti turisti inglesi, olandesi e russi. Assistiamo all’ormeggio di una barca turca che con imperizia riesce a mettere la propria ancora sulle ancore di altre due barche senza riuscire ad ormeggiare di poppa, riprende a fare la manovra ma tira su prima l’ancora di una barca a vela, poi anche l’ancora del caicco ormeggiato a fianco a noi. Senza l’ancora che la sostiene il caicco si appoggia alla nostra barca. Fatichiamo un po’ per tenere le due barche discoste sino a quando un uomo si butta in acqua e aiuta la barca turca a liberarsi dell’ancora del caicco. Torna la calma e possiamo prepararci per andare a visitare il sito archeologico posto vicino al castello di Neratzia.

Nel tragitto verso il castello notiamo tre turiste inglesi completamente ubriache che cercano di riguadagnare il loro albergo dopo essere state in spiaggia a bere alcolici. Arriviamo all’agorà e notiamo subito una differenza tra la Turchia e la Grecia, i siti archeologici in Grecia sono in stato di abbandono e non presidiati, mentre quelli turchi sono ben curati e presidiati da guardiani. La crisi economica in Grecia ha ridotto le risorse da dedicare alla cultura e alla conservazione della memoria storica. Come può l’Europa consentire un degrado simile, che distrugge il proprio passato e le sue radici culturali?

Visitiamo l’Agorà, quello che resta della stoà e del tempio di Apollo. Poi arriviamo e sostiamo sotto il platano di Ippocrate in silenziosa contemplazione. Secondo la leggenda Ippocrate di Coo insegnava ai suoi allievi l’arte della medicina, di cui è considerato il padre fondatore. Secondo la tradizione sotto tale albero predicò anche Paolo di Tarso. Vicino al platano c’è una moschea chiusa e abbandonata dopo i 400 anni di dominio ottomano. All’interno sentiamo qualcuno pregare. Acquisto su una bancarella il testo in italiano del giuramento che ogni medico deve fare prima di iniziare la professione, leggendo scopriamo errori grammaticali imperdonabili.

Visitiamo il castello di Neratzia, un complesso enorme pieno di pezzi di colonne e fregi provenienti dagli scavi della città antica che si estendeva per buona parte sotto le case del centro storico dell’attuale città. Solo al castello paghiamo il biglietto di ingresso.

Rientriamo in porto e risaliamo in barca dopo aver fatto la spesa. Al posto del caicco che si è allontanato troviamo accanto a noi una barca per turisti che riduce al minimo lo spazio per la nostra barca. Saskia comincia a preparare il sugo per la pasta alla amatriciana e la barca a fianco fa partire il motore che inonda la barca di gas di scarico insopportabili. L’aria si fa irrespirabile, chiudiamo tutto ma non è possibile continuare, chiediamo notizie al capitano del barcone che ci dice che devono tenere acceso il motore per le luci pubblicitarie della barca almeno sino alle ore 23.00. Antonio decide di spostare la barca in un ponteggio libero poco distante, gli facciamo notare che la nostra ancora è sotto quella del barcone e che potremmo trovarci incagliati nella loro catena. Antonio decide di azzardare e facciamo la manovra per uscire dall’ormeggio, per fortuna la nostra ancora si è liberata senza trovare incagli e possiamo spostarci lontano dai gas di scarico del barcone che si chiama “Dolce Vita”. Per noi non è stata una dolce vita sostare presso lo scarico del suo motore.

Mangiamo respirando aria pulita in pozzetto e finalmente andiamo a dormire.

—————————————————————-

KOS

Famosa per aver dato i natali a Ippocrate, è la terza isola più grande del Dodecaneso. La città vecchia ospita molti siti archeologici come il tempio di Asclepio, dio greco della medicina, le terme, il platano d’Ippocrate, l’albero più antico d’Europa, dove il padre della medicina passava il suo tempo a studiare, l’odeon romano, il Castello di Neratzia, la fortezza medievale e la fortezza di Antimachia.

Per gli amanti del mare ci sono molte spiagge da visitare. Tra Kardamena e Kos ci sono le famose ‘Thermes’, piscine naturali di acqua caldissima e sulfurea.

Tratta successiva Kos e Yalikavak

Tratta precedente Navigazione verso Cnido

Meridiana
Teatro di Cnido
Kos
Kos
Castello
Minareto di Kos
Porto di Kos
Renzo Trenta

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *