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Crociera in Grecia in barca a vela, 2014 (31 luglio, navigazione verso Cnidos, Turchia)

Navigazione verso Cnidos

Colazione con il terzo concerto per pianoforte di Rachmaninov, poi andiamo a riva con il gommone. Saskia deve visitare una sua amica che ha un negozio di tappeti a Datca, ma non c’è in negozio, si è trasferita a Bodrum. Prendiamo un caffè e facciamo spesa dimenticandoci di prendere il ghiaccio. Riprendiamo il gommone e ritorniamo in barca. Nel salire in barca a Fabio cade il portafoglio dalla tasca, lo trovo provvidenzialmente in bilico sul tubolare di gomma dopo che era risalito in barca. Oggi è una giornata fortunata per lui. Rimettiamo a posto motorino e tender e recuperiamo l’ancora prima di partire a motore per assenza di vento. Le previsioni davano il vento a 15 nodi da ovest. Appena usciti da Datca lo abbiamo sul muso e bordeggiamo di bolina per arrivare a Knidos. Facciamo una bella veleggiata sino a 3 miglia dalla meta, poi mettiamo il motore per andare contro vento nel porto esposto a sud-est di Cnidos.

Knidos ha due porti, uno aperto a sud-est ed uno esposto a nord-ovest. Arriviamo, l’insenatura del porto è affollata di barche, il molo perpendicolare alla spiaggia è già tutto occupato da barche a vela, nell’insenatura alcune barche sono alla ruota ed altre all’ancora hanno cime a terra. I caicchi in particolare adottano questo metodo di ormeggio. Troviamo un posto per metterci alla ruota lasciato libero da una barca che salpa l’ancora e lascia il porto di Cnidos. Filiamo l’ancora e ci fermiamo proprio di fronte alle rovine dell’anfiteatro greco e alla Stoà, uno spettacolo raro ed emozionante. Solo alle rovine di Tharros in Sardegna ho potuto ormeggiare la barca di fronte ai resti archeologici della città antica, con eguale emozione e piacere dell’essere (l’io pensante) che è dentro di noi.

Facciamo il bagno, nuoto tra le barche, sono a riva nell’acqua trasparente, raccolgo una conchiglia vuota di paguro gigante e un asciugamano finito sul fondo del mare, caduto da qualche barca e sfuggito a qualche turista distratto.

Doccetta in acqua dolce e riposo sino a cena. Preparo un risotto con fagioli neri messicani precedentemente lessati, cipolla rossa di Tropea, pancetta affumicata, pomodoro, vino rosso e peperoncino.

In pozzetto si accende una discussione sul film La grande Bellezza di Sorrentino, ad Antonio non è piaciuto, ha resistito 10 minuti, poi ha cambiato canale. Io sostengo che è un bel film che descrive la situazione di degrado morale della nostra società in epoca berlusconiana, con citazioni visive di grande impatto, e che si rifà alla grande tradizione cinematografica italiana dei Fellini, Bertolucci. Io ricordo la frase detta dal protagonista alla festa su una terrazza romana dove si avvia il ballo con il trenino: “Il nostro trenino è il più bello, perché non va da nessuna parte” o l’altra frase detta dalla santa che afferma “Io mi cibo di radici, perché le radici sono importanti.”

Stanchi andiamo a dormire, cullati degli spiriti dei nostri avi che abitano le rovine della antica città di fronte a noi.

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CNIDO

Antica città greca della Caria. Fondata dai Dori del Peloponneso commerciava con l’Egitto e teneva il suo tesoro nel santuario di Delfo. La città ebbe un notevole sviluppo economico dovuto a una ingente attività commerciale; i suoi abitanti godettero di un considerevole benessere, superiore alla loro capacità politica. A Cnido nel 394 a.C. si svolse la celebre battaglia navale nella quale gli Ateniesi distrussero la flotta spartana.

Durante l’epoca ellenistica Cnido fu la sede della più antica scuola medica, caratterizzata dalla concezione empirica della patologia che prendeva in esame i singoli organi, fuori dalla visione d’insieme dell’organismo.

Cnido fu alleata di Roma e inclusa nella provincia d’Asia quando questa fu creata nel 129 a.C., rimanendo tuttavia una città libera dentro la provincia stessa, secondo quanto dice Plinio il Vecchio. A Cnidio era vivo il culto di Apollo a cui era stato consacrato un promontorio, il Triopio.
Dell’antica Cnido sopravvivono alcuni reperti monumentali le mura ciclopiche e i resti di due porti, due teatri e le tracce di un grande edificio, forse un tempio.

Sono stati identificati l’agorà, il teatro, un tempio di Dioniso, uno delle Muse, uno di Afrodite e un gran numero di edifici minori.
Prassitele scolpì la sua più famosa statua, l’Afrodite di Cnido, sfortunatamente andata perduta; una sua copia, ritenuta la più fedele, si trova nei Musei Vaticani.

Tratta successiva Cnido e Kos

Tratta precedente Dacta

Cnidos
Tramonto a Cnidos
Renzo Trenta

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