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Crociera in Grecia in barca a vela, 2014 (25 Giugno, Brindisi)

Crociera in Grecia in barca a vela, 2014 (25 Giugno, Brindisi)

Hallberg Rassy 38

Arrivo a Brindisi il 25-6-2014, Mercoledì. Italia, Brindisi.

Sbarchiamo in orario dal volo Ryanair, ritiriamo i bagagli e troviamo Antonio ad aspettarci, è venuto a prenderci in macchina. È ora di pranzo e andiamo al centro commerciale per un pasto veloce. Con Antonio avevo già fatto l’anno precedente una splendida crociera tra le isole Greche. Avevamo trovato una buona intesa, lui cercava un equipaggio ed io cercavo un imbarco per visitare le innumerevoli isole della Grecia, una navigazione tante volte desiderata. Quest’anno arriveremo sino alle coste della Turchia. Sono con me gli amici Ci avviamo al marina di Brindisi e ritroviamo Sun Ky, un solido Halberg Rassy 38, che placido e calmo attendeva il nostro arrivo. Come sempre in questi casi, bisogna completare la preparazione della barca. Abbiamo due giorni di tempo prima che il vento da Sud viri a maestrale per consentirci di portare la prua facilmente verso la nostra prima metà, l’isola di Cefalonia, distante 201 miglia marine.
Passiamo due giorni a montare la randa con le sue stecche, a stivare il bagaglio, a travasare il gasolio dalle taniche al serbatoio, a fare cambusa e sistemarla nei gavoni ed in frigo. Fatta la pulizia della coperta e sistemate le ultime incombenze, siamo pronti a partire. Il vento nel frattempo è virato a maestrale come previsto.

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La barca usata per la crociera:

Hallberg Rassy 38

Dettagli tecnici: Lunghezza: 11.57m Larghezza: 3.48m Pescaggio: 1.75m Peso: 12.20t Velatura: 60.50mq

Tipo: Monoscafo

Cantiere: Hallberg Rassy, Svezia Progettista: Olle Enderlein

Una solida barca d’altura apprezzata per le doti marine e gli interni eleganti e spaziosi.

Costruito in 202 unità dal 1977 al 1986, l’Hallberg Rassy 38 è un progetto di Olle Enderlein che riassume le caratteristiche tipiche dei primi modelli del cantiere svedese: chiglia semilunga con skeg e timone separati, dislocamento importante, alto bordo libero e pozzetto centrale ben protetto anche se non di grandi dimensioni. Una barca per la crociera d’altura in grado di offrire stabilità e sicurezza anche in condizioni meteorologiche difficili. Naturalmente è penalizzata con vento debole e la manovrabilità risente della lunga chiglia. Gli interni sono confortevoli, accoglienti, realizzati in legno di teak e mogano, offrono due cabine doppie, quella di poppa con boccaporto esterno e quella a prua.

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Sabato 28-6-2014, Italia, Brindisi.

Partiamo alle nove del mattino dopo il rifornimento d’acqua. Il vento da nord-ovest di 15 nodi ci porta al lasco velocemente verso il canale d’Otranto. Giornata splendida, umore positivo dell’equipaggio e chiacchiere da pozzetto che accompagnano il percorso, discussione animata sulla decrescita felice. Antonio è per la crescita a prescindere, noi siamo per una decrescita felice. Un panino veloce a pranzo e un po’ di frutta ci bastano per raggiungere il canale. Pasta e fagioli cucinati con la pentola a pressione per cena e siamo pronti per la guardia notturna. Nel frattempo il vento è calato ed abbiamo dovuto mettere il ferrigno motore. Molti incroci di navi dirette verso Nord e poche verso Sud ci accompagnano nel percorso. Un po’ d’onda lunga smuove i corpi con tutta la barca. Arriva veloce la notte, non prima di un tramonto che ci regala lo sprazzo finale con raggio verde nel momento finale del tuffo del sole sulle acque dell’orizzonte limpido e sgombro da nubi. Bello, troppo bello. La notte stellata ci regala la visione nitida della via lattea che percorre il cielo da nord-est a sud-ovest. Passa la notte sui nostri turni di due ore accompagnata dal borbottio fastidioso del motore. Giunge infine la luce soffusa che pervade di lattice ceruleo il rosso slavato dell’alba. Ci attendono ancora 95 miglia prima dell’arrivo al porto di Lixouriou in Nisos Keffallinia (isola di Cefalonia).

Ore 9.00 del 29-6-2014, Domenica. Italia, Canale di Otranto.

Andiamo ancora a motore; improvvisa la cicala della canna da pesca emette il suo suono acuto. Il rapala collegato alla lenza ha adescato un pesce. Sono solo in pozzetto, riduco la velocità della barca, e comincio a regolare il freno della canna da pesca per evitare che il pesce slami. Rilascio il freno e lo riprendo seguendo lo sforzo del pesce per andarsene per la sua strada. La sua ingordigia lo ha portata per la strada delle nostre pentole. Ha adocchiato la finta sardina e ne è stata rapito nel vero senso del termine, rapito e portato fuor d’acqua. Piano piano recupero la lenza, ci son voluti 20 minuti per portarlo sotto bordo a poppa. Tirava parecchio, era un pesce di buon peso. Quando è arrivato in vista a poppa ci siamo resi conto delle sue dimensioni. Peppone con il retino era pronto sul pulpito di poppa, un ultimo richiamo della lenza e il tonno di 6 Kg era issato a bordo.
Aspettiamo un attimo e versiamo sulle branchie del pesce dell’ottima acquavite barricata per non farlo soffrire. Lo puliamo e lo sfilettiamo per averlo pronto in cucina per la cena. Era da più di un anno che non pescavo qualcosa alla traina. Sotto il ponte di Patrasso avevamo preso una palamita di tre chili. Abbiamo potuto constatare che il mare della Grecia è poco pescoso. Oggi siamo stati fortunati.

Rifletto sulla violenza che l’uomo fa alla natura. Il crudo racconto della nostra pesca ne è una dimostrazione. Dovrei convertirmi e mangiare solo prodotti vegetali, avrei evitato la pesca e i relativi sensi di colpa nel vedere gli occhioni lucidi del tonno, che ci guardavano stupiti; purtroppo, in navigazione non si pescano vegetali. Solo nei bassi fondali ci sono le alghe commestibili. Una soluzione ci sarebbe, ci si potrebbe cibare di plancton. Basta calare durante la navigazione un retino a maglie molto strette e raccogliere il plancton a fine giornata. Questo espediente l’ho letto in un libro di Alain Bombard “Naufrago Volontario”.

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Alain Bombard (1924 – 2005), medico, biologo, navigatore e politico francese, si è reso noto per aver attraversato l’Oceano Atlantico da solo.

Nel 1952, a bordo di un prototipo di gommone a vela, decise di sperimentare la sua teoria, sulla sopravvivenza: un essere umano sarebbe in grado di resistere in mare senza provviste.

Dopo una fase preparatoria nel Mediterraneo, sbarcò alle Barbados, dopo 65 giorni alla deriva. Si nutrì principalmente di plancton bevendo acqua di mare, in una misura calcolata in modo tale da non incorrere in rischio di nefrite. All’esito del suo viaggio concluse che a spingere i naufraghi verso la morte fossero perlopiù cause psicologiche, disperazione e paura, essendo concretamente possibile per il naufrago, in buone condizioni di salute, trarre mezzi di sostentamento dal mare stesso. La preparazione del viaggio e l’intera esperienza sono state narrate nel libro Naufrago Volontario.

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Credo, però, che questa pesca sia possibile solo in alto mare, lontano dalle coste abitate inquinate dalla presenza antropica. Ci sarebbe anche da verificare l’influenza della velocità della barca rispetto alla sollecitazione sul retino, Bombard lo aveva verificato a basse velocità trainando la retina con il suo gommone a vela. Ne raccoglieva due o tre cucchiaiate che avevano un gusto di pesce e un sapore di mare.

Ma anche il plancton è composto da vegetali e da microscopici animali. Se dovessimo ingrandire al microscopio il plancton potremmo vedere gli stessi occhioni smarriti del tonno in quelle piccolissime creature. Per non correre rischi, quando partirò per il mio giro del mondo a vela, se partirò, porterò in barca solo riso e fagioli come faceva Bernard Moitessier, il quale, ogni tanto, una volta a terra non disdegnava raccogliere e mangiare le uova dei gabbiani.

 

Rotta della crociera in Grecia del 2014
Hallberg Rassy 38, vista laterale

Hallberg Rassy 38, pianta

Scheda della barca dal sito di Bolina

Tratta successiva Cefalonia

Renzo Trenta

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