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Crociera in Grecia in barca a vela, 2014 ( 12 e 13 agosto, Tinos, Grecia.)

Partiamo per Tinos che dista solo 10 miglia da Delo.

Mi sveglio alle 7.00 e mi rendo conto di aver sognato. Mi è apparso in sogno Apollo, che come una figura umana con il sole alle spalle, teneva la lira in una mano e l’arco nell’altra, mi ha guardato e nel sogno e mi ha detto: “Andrai dove io non ci sarò e tornerai da dove io ci sarò”. Poi è scomparso e io mi sono svegliato. Ho scritto subito queste righe nel diario per non dimenticarle. Non ho capito cosa abbia voluto dire la divinità, chiederò alla Pizia di Delfi di spiegarmi l’arcano.

Attendo che siano le 8.00 per svegliare il resto dell’equipaggio con musica cubana dei Buena Vista Social Club. Ci prepariamo e partiamo per Tinos che dista solo 10 miglia, ma con il meltemi di bolina e mare formato. Facciamo la navigazione con due mani di terzaroli e trinchetta. La barca è ben equilibrata, procediamo con 6 nodi di media di bolina stretta. Arriviamo e ormeggiamo dentro al porto con ancora e poppa in banchina. Acqua e luce ci sono. Sistemiamo la barca e andiamo alla chiesa della Vergine Maria. La strada è piena di negozi che vendono oggetti sacri, icone e contenitori di plastica per raccogliere l’acqua miracolosa della fontana che si trova all’interno del santuario.

I fedeli percorrono in ginocchio la strada che va alla chiesa che si trova a 700 metri dal porto. Lungo il percorso c’è un tappeto usato per ridurre i danni alle ginocchia dei fedeli, molti portano le ginocchia fasciate o le apposite ginocchiere. Sono donne in prevalenza a percorrere la strada in ginocchio a quattro zampe usando le mani. Quando si arriva alla chiesa si accede al primo piano all’immagine della Vergine Maria che viene baciata e poi ripulita da ogni fedele, appena completata l’adorazione i fedeli si accostano ad uno scrittoio dove scrivono su un foglio bianco i desiderata che la Vergine Maria dovrebbe esaudire. I fedeli poi si spostano nel piano sottostante dove si bagnano il viso con l’acqua della fontana sacra e riempiono le loro ampolle per riportare a casa un po’ di quella acqua santa. I bambini vengono battezzati con questa acqua santa dal pope in una fonte battesimale. Nella chiesa si trovano molti ex voto per grazia ricevuta. Modelli di barche, gambe, busti, braccia in argento sono sospesi alla volta della chiesa. Molti fedeli sono di etnia Rom.

Rientriamo in barca per mangiare un’insalata, poi una pennichella è quello che ci vuole.

Al risveglio prendiamo un taxi con Saskia e Alessandra per andare alla fortezza veneziana di Exomburgo. La fortezza che domina la città si trova a 8 chilometri dal porto. Arriviamo sul posto e concordiamo con il tassista l’orario in cui sarebbe venuto a riprenderci e ci avviamo per la ripida salita con un vento molto forte che ci costringe in alcuni punti ad abbassare il baricentro aiutandoci con le mani. Se in porto c’erano 27 nodi di vento, qui ce ne sono almeno 40 nodi. Della fortezza non rimangono che poche pietredopo la distruzione da parte degli ottomani. I veneziani governarono l’isola dal 1207 sino alla resa agli ottomani nel 1715.

Sulla cima si gode uno splendido panorama, si vedono le coste di tutta l’isola. Scendiamo dopo aver preso un po’ di freddo e vi- sitiamo la chiesa cattolica di San Giovanni Battista, posta ai piedi della fortezza costruita dai Gesuiti.

Rientriamo con il taxi fino alla barca. Per cena preparo la minestra con lenticchie e grano, utilizzo nella minestra un po’ di finocchietto selvatico raccolto sui monti durante la visita alla fortezza. Domani dovremo partire per l’isola di Kea, le previsioni del vento consiglierebbero di non partire.

Il giorno 13 agosto al risveglio il capitano decide di non partire per il vento troppo forte. Passiamo la giornata a riposarci, leggere e andare nella spiaggia vicina per fare il bagno. Perdo le mie ciabatte per una folata di vento che le porta via dalla barca. Sempre il vento porta via le ciabatte del capitano che mi aveva prestato, questa volta in spiaggia. Mi tocca ricomprarle in un negozietto della città. Facciamo il pieno di acqua potabile pagando 3 euro e la spesa alimentare di frutta e verdura con immancabile ghiaccio. Pranziamo con un’insalata e ceniamo con il pollo al curry. Quattro chiacchiere in pozzetto e una passeggiata chiudono la giornata.

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TINOS

Dopo la caduta di Costantinopoli nel corso della IV crociata, Tinos divenne possesso della famiglia veneziana dei Ghisi. Nel 1390 la Repubblica di Venezia se ne impadronì e da allora ne tenne il possesso fino al 1715, facendone un’importante base militare.

L’isola è stata sempre considerata un’isola sacra; nell’antichità si adoravano gli dei Poseidone, Anfitrite e Demetra; ma il turismo religioso si è mantenuto col passare degli anni e oggi Tinos è famosa perché ospita il santuario panellenico della Vergine Maria “Evangelistria” (Annunciata) o “Megalochari” (colei che concede grandi grazie). Il ritrovamento dell’icona venerata, raffigurante appunto l’Annunciazione, avvenne all’inizio del XIX secolo e fu considerato miracoloso. Questo fatto ebbe anche un’importanza nella guerra di liberazione della Grecia dal dominio turco. La presenza del santuario fa di Tinos una delle più frequentate mete di pellegrinaggio in Grecia.

Tratta successiva Kea

Tratta Precedente Delo

Tinos
Fedeli a Tinos
Ex voto
Il porto di Tinos
Mulino a vento a Tinos

Renzo Trenta

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