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Crociera in Grecia in barca a vela, 2014 (28 luglio, Serçe Limani , Turchia)

In navigazione verso Serçe Limani.

Ci svegliamo e prepariamo la barca per la partenza, facciamo la spesa, prendiamo il ghiaccio e via per l’insenatura di Serce Limani che dista 25 miglia. Finché restiamo nell’insenatura di Marmaris il vento è poco. Appena usciamo troviamo il meltemi che arriva sino a 27 nodi di apparente di bolina. Una bella navigazione con randa piena e trinchetta. Arriviamo all’insenatura alle 18.00, dopo un po’ di bordi per risalire il vento. L’insenatura è molto protetta e piena di caicchi all’ancora. Andiamo verso destra dove ci sono dei moli in legno vicino ad un ristorante. Vediamo una boa per l’ormeggio e un barchino con un signore che ci aiuta a ormeggiare portandoci la cima a riva per fissare la poppa, quando gli chiediamo quando costa l’ormeggio risponde che l’unica condizione è andare al ristorante per la cena.

Arrivano anche dei barchini con venditori di teli da bagno, tappeti e altri oggetti di produzione turca, hanno anche fichi secchi, albicocche e susine ridotte essiccate al sole. Compriamo frutta secca e una tazzina di ceramica.

Ci riposiamo, facciamo un bagno in mare e facciamo la doccia. Nella riva rocciosa dove è fissata la cima di poppa ci sono delle capre che arrivano sino a delle rocce e sembra che si dissetino, poi vanno via. Scopriamo dopo che c’è una sorgente di acqua dolce proprio in riva al mare che rende l’acqua del mare anche più fredda. Il fondo del mare è ricoperto dalla posidonia e vedo molte nacchere sul fondo. Meglio nota come Pinna nobilis (Linnaeus 1758),comunemente nota come pinna comune, cozza penna o stura, è il più grande bivalve presente nel mar Mediterraneo, raggiunge anche la dimensione di un metro. Dalla pinna nobile si ricava il bisso.

Alle otto torna il barchino che ci porta al ristorante. Mangiamo antipasti di verdure, pesce e carne chiacchierando in questo luogo lontano dal mondo pieno di fascino e di silenzi antichi. Nel ristorante viene diffusa una musica americana degli anni della nostra gioventù. Il ristoratore sembra abbia un po’ bevuto per il modo di parlare e gesticolare. Quando chiediamo il conto i prezzi sono allineati a quelli europei, paghiamo 25 euro a testa. Questo ormeggio lo abbiamo pagato caro.

Rientriamo in barca sempre con il barchino, l’ultimo pezzo lo facciamo a remi perché si è fermato il motorino fuoribordo che fa le bizze al minimo.

Ci godiamo il cielo stellato e poi andiamo a dormire.

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Il bisso è una fibra tessile di origine animale, “il filo dell’acqua”, evanescente, forte e luminoso, la seta del mare prodotta da alcuni molluschi (Pinna nobilis), che la utilizzano per fissarsi sul fondo o alle rocce. La lavorazione del bisso era sviluppata nell’area mediterranea; lo raccoglievano e lo filavano le donne dell’acqua. Dal bisso si ricavavano pregiatissimi e costosi tessuti con i quali si confezionavano, nell’antichità, gli abiti dei personaggi importanti. Il più antico manufatto in bisso, risalente al IV secolo, venne alla luce nel 1912 in una tomba femminile ad Aquincum (oggi Budapest), ma fu distrutto durante un bombardamento nella Seconda guerra mondiale. L’oggetto più antico realizzato in bisso marino oggi disponibile è una cuffia lavorata a maglia rinvenuta nel 1978 in una campagna di scavi archeologici presso la basilica di Saint Denis a Parigi, la datazione stratigrafica la pone nel XIV secolo.

In Sardegna a Sant’Antioco, Chiara Vigo continua la tradizione artigianale della tessitura del bisso. È stato creato un museo per preservarne, a futura memoria, la tradizione della lavorazione.

Tratta successiva Bozburun

Tratta precedente Kaunos


Insenatura di Serçe Limani
Insenatura di Serçe Limani

Renzo Trenta

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