• Menu
  • Menu

Crociera in Grecia in barca a vela, 2014 (7 luglio, Creta, Balos e Paleochora, Grecia.)

Navigazione verso Paleocora con sosta all’insenatura di Balos.

Balos

Sveglia con la musica del balletto del “Lago dei Cigni” di Ciajkovskij, anticipo della bellezza che tra poco vedremo. Ci prepariamo e lasciamo l’ormeggio per dirigerci a 1,2 miglia presso l’insenatura di Balos. Ormeggiamo in un fondale di acqua cristallina, scendiamo a riva utilizzando i remi del tender della barca, non mettiamo il motore per non inquinare tanta bellezza. Antonio resta in barca.

Lasciamo il tender e ci incamminiamo verso la spiaggia e lo stagno salato retrostante. La spiaggia sabbiosa unisce a nord la penisola di Gramvousa ad un promontorio roccioso, a sud-ovest il promontorio è connesso alla penisola da una spiaggia di sassi; in mezzo c’è uno stagno salato alimentato da una apertura della spiaggia; a nord poco prima di congiungersi a terra con la penisola, il fondo poco profondo dello stagno è di sabbia bianca impalpabile, l’acqua è trasparente, si può camminare per centinaia di metri con appena 15 centimetri di acqua. Il tutto combinato da sfumature dell’acqua con colori che vanno dal bianco dello stagno, al celestino della spiaggia, al celeste dell’acqua più profonda davanti alla spiaggia, all’azzurro chiaro sotto la linea dell’orizzonte che guarda verso l’isola di Imera, all’azzurro intenso del mare intermedio dove ci sono bassi fondali, al blu profondo in lontananza dell’alto mare. Ma c’è anche il verde chiaro e il verde scuro dell’acqua dello stagno dove l’acqua più profonda ristagna presso la riva est. Un godimento ed un esercizio policromatico dell’iride e della retina. La mente raccoglie le sensazioni e le archivia nella mia memoria tra i luoghi più belli mai visti, insieme alla spiaggia della Pelosa di Stintino, il mare delle isole San Blas, la spiaggia rosa di Budelli, Cala Luna ad Orosei e tanti altri posti che sarebbe troppo lungo ricordare qui ora.

Raccolgo una busta di patatine nello stagno e un pezzo di telo di plastica che porto nel bidone della spazzatura, collaborando con i gestori di questa perla del Mediterraneo a tenerla pulita. Sulle rocce ci sono tracce di vecchio catrame, un vero peccato. Mentre camminiamo lungo la spiaggia sentiamo che i pochi turisti presenti sono italiani. Tra poco, verso le 11.00 arriveranno le navi provenienti dai porti della costa e sbarcheranno centinaia di turisti per visitare questo luogo pieno di fascino.

Facciamo il bagno nell’acqua trasparente, verrebbe voglia di sciogliersi in questa acqua per godere appieno del mare che ha generato Afrodite, la primigenia divina forma dell’amore umano. A conferma di questa atavica pulsione vedo non lontano da me due giovani che amoreggiano in acqua, rivivono il mito e l’eterna ricerca umana dell’amore.

Ci avviamo verso il tender per ritornare in barca, nel frattempo si è alzato un vento di 18 nodi da nord che renderà difficile il rientro in barca.

Infilo le pinne e metto la maschera, io andrò in acqua e con la cima cercherò di trascinare il tender, Uccio e Peppone con i remi contribuiranno a portarlo verso la barca. Nel tragitto incrociamo la prima nave che porta i turisti, che scattano molte foto a questa strana flottiglia. Raggiungiamo la barca dove troviamo Antonio in ansia per il vento che era cresciuto. Partiamo alle 12.00, usciamo dalla insenatura e ci avviamo a sud con il vento in poppa. Navighiamo a vela con vento che arriverà a 25 nodi. Ci dirigiamo verso il porto di Paleochora a 31 miglia di distanza.

Il vento in poppa ci porta verso la meta, dovremo strambare (cambiare le mura di poppa) diverse volte, decidiamo di tenere solo il genoa. Con 4 nodi di velocità arriveremo alle 8.00 di sera. Al capo di Krios l’onda si smorza e il vento passa al traverso, con raffiche che passano da 9 a 25 nodi in poco tempo a causa del profilo delle montagne. Arriviamo a motore nel porto di Paleo- chora, aspettiamo una barca da pesca per chiedere se c’è fondale in porto, le nostre carte ci davano informazioni contraddittorie confermate dal fatto che non ci sono barche a vela in porto, ci rassicurano dicendo che all’ingresso ci sono 4 metri. Entriamo e ci mettiamo all’inglese in banchina in un fondale 3 metri.

Il porto è poco frequentato, sembra un deserto. Troviamo l’acqua, facciamo la doccia e andiamo a noleggiare una macchina nel paese. Ci dà un passaggio gentilmente un pescatore a cui un signore anziano chiede di accompagnarci. Il signore anziano ci dice che gli italiani sono amici e che i tedeschi sono Kaput, che italiani e greci sono una razza e una faccia. Questa ultima affermazione l’abbiamo sentita tante volte anche l’anno scorso da molti greci. Noleggiamo una macchina e andiamo a mangiare al ristorante.

Tratta successiva Paleochora

Tratta precedente Gamvousa

Spiaggia di Balos

Lo stagno di Balos
Con Uccio e Peppone
Sun Ky all’ancora a Balos.
Renzo Trenta

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *