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Crociera in Grecia in barca a vela, 2014 ( 20 agosto, Trizonia, Grecia.)

Partiamo per Trizonia che dista 20 miglia.

Ci sveglia il rumore della catena a prua che vibra. Ci precipitiamo fuori e vediamo la barca a fianco a noi che sta partendo e incrocia la nostra catena. Trafficano un po’ sino a sollevare completamente la nostra ancora con la loro. In questi casi si fissa una cima sulla catena o sull’ancora nemica dopo averla avvicinata al massimo alla falchetta di prua, quindi si lasca la propria catena sino a liberare l’imbroglio. Dopo un po’ di lavoro riescono a liberare le ancore, loro ripartono e noi ormai svegli facciamo colazione. Compro la ricarica per il WIFI Vodafone, ghiaccio e pane e partiamo per Trizonia che dista 20 miglia, non paghiamo nulla per l’ormeggio. Anche oggi non c’è vento e andiamo a motore. Leprevisioni parlano di vento forza 5 sul canale di Patrasso all’altezza del ponte verso le ore 16.00 proveniente da ovest. Procedendo a motore mettiamo in acqua il rapala della canna da pesca. Poco dopo parte il rumore della cicala che ci avvisa che qualcosa ha gradito il finto pesciolino che abbiamo messo in acqua. Cominciamo a recuperare la lenza ma sento subito che è troppo poco tesa la lenza, non sento resistenza sulla canna. Recupero il rapala ma non ha preso niente. Il pesce si è slamato. Procediamo e arriviamo a 4 miglia da Trizonia in una caletta dove fare il nostro bagno e la solita nuotata. Questa volta mi attardo un po’ a godere del poco vento, il sole e l’acqua calda in una isoletta che protegge dal vento da ovest. Mi distendo al sole in una piccola spiaggia e mi faccio rapire dal lieve rumore dell’acqua sulla ghiaia che costruisce la spiaggia, dal sole caldo e dall’acqua tiepida. Ci sono diverse sensazioni trasmesse dal mio corpo, il caldo della pelle al sole, il senso di bagnato dell’acqua marina sui miei piedi, il vento lieve sui capelli, il sole che attraversa le palpebre dei miei occhi chiusi e l’odore del mare e della macchia mediterranea dell’isola. Tutto praticamente perfetto. L’estasi è interrotta dal richiamo del capitano che sollecita per tornare sul sentiero della navigazione e del duro lavoro della vela. Si avvicinano le 16.00 e il vento è in agguato; ripartiamo sempre a motore, facciamo un miglio e vediamo in lontananza una riga scura all’orizzonte. Il vento promesso arriva,comincia con 10 nodi e finisce a 30 nodi al nostro arrivo al porto di Trizonia. Cerchiamo uno spazio in banchina e lo troviamo sottovento, ci mettiamo all’inglese, mura di dritta in banchina. Facciamo fatica ad ormeggiare per il forte vento. Un francese che ha una barca ormeggiata sulla stessa banchina ci dà una mano con la cima di prua. Non riusciamo a passargli in tempo anche quella di poppa, la barca si mette a bandiera fissata solo dalla cima di prua. Allungo la cima di poppa con un’altra cima che ne raddoppia la lunghezza e la passiamo a prua al nostro salvatore francese che la fissa ad una bitta sulla destra. Recuperiamo piano piano la cima con un verricello posto a poppa e accostiamo la barca portandola parallela alla banchina. Completiamo l’operazione usando il motore in retromarcia e in avanti per evitare di andare a sbattere contro una barca a motore ormeggiata vicino alla nostra prua. Completato l’ormeggio mettiamo dei traversini di rinforzo e ci riposiamo. Dalla parte opposta del molo c’è una barca affondata, un bialbero che giace sul fondo appoggiato sul fianco con parte dei due alberi che fuoriescono dall’acqua su un fondale di 4/5 metri.

Il porto di Trizonia si trova in una isoletta di fronte alla costa nord del canale di Patrasso. Il porto sembra un ricovero di barche abbandonate, non esiste un gestore per porto, non si paga nulla per l’ormeggio e molti nordeuropei portano a svernare o abbandonare le loro imbarcazioni in questo luogo. Ci sono barche vissute che non navigano da molto e vengono usate come case galleggianti, ci sono barche che non vedono il loro padrone da molti mesi, alcune da qualche anno. Rispetto all’anno scorso hanno fatto dei lavori di arredo urbano e il porto sembra meno abbandonato del solito. In fondo al porto dove ci sono i cassonetti della spazzatura c’è ormeggiato un mezzo da sbarco della Seconda guerra mondiale, usato per il trasporto sull’isola di qualche automezzo o di materiale di grosse dimensioni. Ci sistemiamo e andiamo nel paesino a prendere un gelato e una birra, ci godiamo l’aria di tranquillità del borgo collegato alla terra ferma da taxi barchino che fa su e giù dal porto a terra sino all’isola. Facciamo un po’ di spesa e rientriamo in barca, ceniamo con pasta e fagioli cotta con la pentola a pressione. Il vento è sempre sui 25 nodi, le sartie e le cime vibrano trasmettendo una sensazione di precarietà che passa andando al caldo accogliente della barca per dormire.

Tratta successiva Missolongi

Tratta precedente Galaxidi

Trizonia
Porto di Trizonia
Porto di Trizonia
Barca affondata
Dal bar di Trizonia
Renzo Trenta

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